Milano in questi mesi vede rinnovarsi gradualmente il parco mezzi dell’ATM, con la discesa in strada di lucidi e moderni tram e autobus, che contribuiscono al restyling della città proiettandola più decisamente nel futuro.
Ma non è tutto oro quello che luccica, come si suol dire. Più moderni e funzionali, così dovrebbero essere i nuovi mezzi, e invece ti accorgi che sono anche molto più scomodi. Innanzitutto sono concepiti per trasportare in piedi la maggior parte dei passeggeri, e questo potrebbe pure andar bene se non fosse per il fatto che stare in piedi è un’impresa titanica, perchè soprattutto nelle zone centrali, dove si collegano i moduli della vettura, sembra di stare sulle giostre.
Bisogna essere abili ad assecondare le repentine e veloci mosse del pavimento semovente, per non parlare della stabilità di queste vetture che mettono a dura prova l’equilibrio di giovani ed atletici viaggiatori, figuriamoci quello dei poveri anziani che non trovano posto a sedere.
Mi chiedo: quando le brillanti menti del design italiano, preoccupate soprattutto di rendere esteticamente apprezzabili i nuovi mezzi ATM, concepiscono questi veicoli, si preoccupano di effettuare test che tengano in considerazione il comfort dei passeggeri come, ad esempio, fanno i produttori di automobili?
In effetti ci impongono un prodotto nuovo, per il quale paghiamo profumatamente le tariffe, senza che noi possiamo scegliere. Eppure la città è di tutti, i cambiamenti che la riguardano dovrebbero trovare il favore della popolazione solo dopo averne conosciuto prima l’orientamento. Capisco che la “democrazia decisionale” in questi settori non è prevista perchè appesantirebbe e rallenterebbe i processi di rinnovamento e cambiamento, però vedersi rifilato un tram bello ma scomodo senza averlo nemmeno potuto provare non è il massimo. Alla fine finisci per rimpiangere il caro vecchio tram in legno, che almeno ti culla nella sua sgangherata atmosfera d’altri tempi.

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