Decibel troppo alti: luci a San Siro, buio in metro?

La questione decibel, quella che ogni estate infiamma gli abitanti del quartiere vicino allo stadio San Siro contro la stagione dei concerti, è molto più grave, pervasiva e pericolosa in metropolitana, ma stranamente nessuno ne parla. Mentre la vicenda San Siro conquista sempre più visibilità e notorietà sotto la spinta degli inferociti abitanti del quartiere “martellato” dalle pesanti note dei rockers nazionali e internazionali, quella della metro, manco a dirlo, rimane sotterranea, anonima, proprio come  sono  le voci delle migliaia di persone che ogni giorno la percorrono. I media la ignorano o la snobbano, i cittadini la accettano, limitandosi alla lamentela con il vicino di viaggio ed evitando di coagulare la protesta in qualche forma di organizzazione che faccia valere i diritti di quanti quotidianamente vedono i propri timpani fracassati dai rumori in metro.

Chi prende la metro a Milano sa di cosa sto parlando. Caldo soffocante, nei vagoni manca quasi sempre l’aria condizionata (parlo della linea M2 in particolare, la verde, per capirci), passeggeri costretti ad aprire i finestrini e rumore dello stridere delle rotaie sui binari che trafigge i timpani. In inverno, a finestrini chiusi, il problema esiste, ma molto meno, d’estate diventa un’emergenza per la salute pubblica. Qualcosa di veramente insopportabile e dannoso, non ci vorrebbe molto per ovviare ad una situazione che si trascina da anni.

Oltre ai blog e  alle iene, che tempo fa segnalarono lo scandalo, nessuno ne parla. Centinaia di migliaia di persone bersagliate quotidianamente e tutto rimane in sordina. Poco notiziabile? Forse. Ma forse è il vecchio vizio di noi italiani, incapaci di unirci in una protesta che riguardi lo spazio pubblico ma prontissimi a farlo quando il problema ci riguarda  molto da vicino e lede i nostri spazi e interessi privati.

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