Archivio per gennaio 2009

Strafalcioni linguistici dal Grande Fratello

“Dov’è la vittoria, deponga la chioma…”, ecco la nuova versione dell’inno di Mameli. Meno male che non dicono “Deponga le uova”. Alberto Scrivano e Claudia Perna cercano di ricordare le parole, ma è una vera tragedia, specialmente per la sicula, che propone questa nuova versione con grande convinzione.

Altra chicca: il passato remoto del verbo cuocere, vero tormentone delle elementari per tutti e sicuramente rompicapo non ancora risolto per quasi tutti gli abitanti della casa. “Io cossi, tu cossi, egli cosse, noi cossimo, voi coceste, essi cossero”, parole e musica di Federica Rosatelli e Fabrizio Cimmino. Alberto Scrivano, meno male, si riprende e scandisce la versione esatta.

Si fa presto a dire “emergenza sicurezza”

A Roma si susseguono le violenze sessuali contro le donne e si torna a parlare di “emergenza sicurezza”. Il PD accusa Alemanno di aver reso più insicura la città, dopo aver subito lo stesso trattamento nella primavera scorsa quando il centrodestra, con un battage mediatico senza precedenti, imputò a Veltroni tutte le colpe di una situazione definita “drammatica” sul fronte della sicurezza. Strategia qualunquista perciò vincente.

Qualunquismo politico era quello di centrodestra, qualunquismo politico è quello del partito democratico. La percezione di insicurezza degli italiani, come rivela un’indagine di Repubbblica dell’anno scorso, è legata a timori che non camminano di pari passo con i dati statistici sulla criminalità. L’attenzione giornalistica verso questi episodi di violenza è soggetta a fasi alterne sovraesponendo o sottoesponendo il fenomeno a seconda dei momenti. Passato l’insediamento di Obama, tregua a Gaza, cosa facciamo ora? Emergenza sicurezza. Torna sempre buona.

Il PD, quale autorevole portatore di interessi allargati in grado di tematizzare la vicenda all’interno dell’opinione pubblica, vive una fase di debolezza da cui non riesce a tirarsi fuori. Scimmiotta le accuse che lo stesso Alemanno aveva rivolto a Veltroni in camapagna elettorale. Un altro segnale che, all’interno del partito, manca una capacità propositiva e progettuale alternativa al centrodestra, mancano proposte in grado di intercettare, prima che il sentire irrazionale, il pensare della gente.

Siamo al solito teatrino, su cui a breve calerà il sipario. Basta solo che i giornalisti di Roma si distraggano un momento e la questione sicurezza passerà di nuovo in secondo piano. Basta solo che i politici nazionali e romani diano in pasto ai giornalisti qualche altro tema per distrarli, e la violenza sessuale a Roma diventerà un ricordo.

Più forze dell’ordine, esercito, telecamere. In una parola: repressione. Ecco le risposte alle richieste “di pancia” della gente, timorosa e insicura su tutto il territorio nazionale e ancora di più nelle grandi metropoli. Risposte episodiche e marginali, che non affrontano mai la questione da un punto di vista organico e strutturale.

Strutturalmente, invece, si provvede a rendere più blande le leggi e si indebolisce la magitratura per rendere ancora più certa l’incertezza della pena. Si provvede a scempiare le periferie con progetti che fanno crescere interi quartieri senza servizi e punti di aggregazione, creando proprio quelle sacche di anomia  in cui prolifera la violenza.  Si continua ad incitare all’odio razziale senza alcuna ricetta per favorire una piena integrazione degli stranieri, verso cui l’attenzione è tanta solo quando, nell’incertezza, c’è da stabilire la paternità di un delitto.

L’Inter favorita dagli arbitri

Gol di Ibrahimovic, viziato dalla posizione di Samuel in fuorigioco, l’Inter batte la Roma e va in semifinale di Coppa Italia. Gol di Maicon, in fuorigioco di un paio di metri, e l’Inter ha la meglio sul Siena allo scadere portando a casa tre punti importantissimi per la sua classifica. Era l’ultima giornata di campionato prima della sosta.

Sono solo due degli errori più gravi che in questa stagione hanno favorito la squadra degli onesti. La stessa che nell’estate del 2006 approfittò di Calciopoli prima per appropriarsi di uno scudetto a tavolino, poi per eliminare dal giro la concorrente più forte, la Juventus. Ora il ruolo della Juve, cioè quello di essere la principale destinataria dei favori della classe arbitrale, viene ricoperto alla grande dalla squadra di Moratti e Tronchetti Provera, che usufruisce di errori gravissimi senza che nessuno dica “a”. Ora si sbaglia in buonafede, non è più come una volta. Non c’è più il demoniaco Moggi.

Strano che l’Inter non incappi quasi mai in episodi sfavorevoli. Strano che, delle grandi, ad essere penalizzata maggiormente è proprio la Juventus. Strano che i giornali, prima pronti a scatenarsi ad ogni minimo errore pro-juve, siano così restii a sollevare polemiche. Gli stessi avversari mitigano le reazioni anche quando hanno ricevuto gli stessi torti che in passato li portavano a sputare veleno davanti ai microfoni del dopo-partita. E’ veramente cambiata la musica o questa disparità di trattamento è dovuta ad una diversa “gestione” dell’opinione pubblica da parte di chi detiene un potere mediatico e lobbistico di primo livello?

Moggi si arrangiava come poteva con centinaia di telefonate al giorno, l’impressione è che chi ne ha rilevato le prerogative non abbia nemmeno bisogno di rischiare di friggersi il cervello al cellulare. Le cose vanno come devono andare perchè l’ambiente è costruito ad arte per far andare le cose così. Cos’è l’ambiente? Forse il palazzo. Sì, è il palazzo incastonato nel quartiere dei potentati economici e politici italiani. L’inter viene favorita? E’ solo un caso…

Se anche l’intellettuale sbircia dal “buco della serratura”

Quando in Inghilterra fu lanciato il Grande Fratello, ormai nel lontano 2000, il famoso antropologo Desmond Morris scrisse sul Guardian che anche lui aveva goduto di “un po’ di divertimento a spettegolare” sui partecipanti. E aggiunse che “seppure abbiamo imparato qualcosa guardando Big Brother è stato sulla psicologia dei redattori televisivi, non dei partecipanti al gioco: abbiamo scoperto ciò che loro ritengono possa divertirci”.

La citazione di Morris spero disinneschi la voglia di evitare l’ennesimo post sul GF e spinga ad interessarsi al fenomeno anche chi giudica rivoltante e stomachevole il discusso programma in onda tutti i giorni su Mediaset premium e  in prima serata su Canale 5 ogni lunedì. Questa annata del GF italiano ci rivela davvero molto sulla psicologia degli autori e sulla loro interpretazione delle odierne tendenze della società italiana, e in particolare di quella avvezza al pattume televisivo. Si sa che il Grande Fratello è il programma  più trasversale ai generi che impazzano in tv, in quanto rovista in tutti i cassonetti più nauseabondi dell’odierna offerta televisiva (generalista, digitale e satellitare) italiana, moltiplicatasi nel numero ma non si sa quanto e se nella qualità. Infatti guardando Cristina dal Basso veniamo subito proiettati nel mondo di “Uomini e Donne”. Ascolatando le storie di quasi la metà degli inquilini confinati a Cinecittà, già ci si può immaginare quante puntate da “Carramba che sorpresa” ci saranno propinate.

Non mancano riferimenti ad altri reality e, siccome il GF tradisce ormai da anni l’originale vocazione a dare spazio ai volti ignoti alla platea mediatica italiana, chiunque abbia trovato spazio anche solo “per un quarto d’ora di celebrità” (per dirla con Andy Warhol) in televisione si guadagna di diritto i galloni di pretendente al divano più osservato e spiato d’Italia. E’ il caso della pasionaria hostess di Alitalia, Daniela Martani, pronta a smettere il cappio agitato durante le convulse giornate di sciopero, per calarsi nel pettegolezzo della “casa” sentendosi pienamente a suo agio. I dubbi vengono sulla sincerità di un gesto assurto a simbolo dell’impegno, salvo poi essere ridimensionato e  “sfruttato” come passepartout per entrare nel programma.

Vedremo nel corso della trasmissione se la storia da self made man di Giancluca Zito sia pienamente sincera. In lui gli autori forse sperano di rivedere  il ruolo e le gesta che furono del Cummenda Roberto Mercandalli. Per ora il napoletano Gianluca sembra più sincero e verace del milanese più chiacchierato della scorsa edizione del GF. Mario Ferretti l’anno scorso vinse nei panni di muratore  e quest’anno, a vestire i panni dell’umiltà in un contesto contrassegnato da ben altre prerogative,  è Marcello Calabria, il fornaio bresciano. Il novello cenerentolo di quest’anno non sembra avere la personalità di Mario, sia detto subito. Suo alter ego femminile, corrispondente alla Teresa Stinziani dell’anno scorso, è la palermitana dello Zen Claudia Perna. Difficile che tra i due concorrenti “del popolo” presenti quest’anno nascano feeling o scintille come è accaduto durante la scorsa edizione. Quindi, gli autori non hanno fatto altro che utilizzare alcuni ingredienti della ricetta, rivelatasi vincente, dell’anno scorso. A corredo di questi elementi centrali, la storia di Ferdi Berisa, montenegrino rom, suscettibile di approfondimentie e riverberi giornalistici per la sua origine, e quella  del cieco Gerri Longo, le cui vicende all’interno della casa di default assicurano audience, con un facile rimando a casi “vincenti” passati come meteore per la nostra comunità televisiva e dello spettacolo: tenendo fuori ovviamente dalla casistica Andrea Bocelli, caso a parte per il suo immenso talento, riconosciuto a livello planetario.

Il resto dei concorrenti rappresenta il solito corollario di fighetti, machi, superdotate, omosessuali che affollano ormai quasi tutti i programmi televisivi di intrattenimento e che rappresentano il pane quotidiano di chi è avvezzo al gossip. Tutti più o meno hanno avuto ribalte passate, o almeno le hanno cercate senza trovarle, quindi chi si aspetta il trionfo della gente comune anche quest’anno deve rassegnarsi ad eccessi e comportamenti sopra le righe. Ma in fondo, vien da pensare, anche nella vita di tutti i giorni, quante persone troviamo che in molti aspetti richiamano i caricaturali personaggi delineati dagli autori del GF9? Ce ne sono davvero tanti e quindi ancora una volta non sappiamo se la televisione fotografa una realtà esistente oppure contribuisce a crearla…

Calciopoli: parte il processo di Napoli

E’ stato uno dei più accaniti detrattori del presunto “sistema Moggi”, è stato sempre uno di quelli che non le manda a dire, espressione di un giornalismo scomodo, spesso parziale, ma mai prono verso i poteri e i potenti.
Stasera dalla sua sedia di commento del TG 3 chiama in causa Giancarlo Abete. Il presidente della FIGC si è risentito con Bruno Vespa perchè ha concesso spazio nella sua  trasmissione a Luciano Moggi, peraltro in una serata in cui erano presenti, oltre allo stesso Oliviero Beha, anche altri personaggi non certo affini al Lucianone ormai in disgrazia. Beha ha sottolineato come Abete fosse pienamente integrato (vicepresidente di Carraro) nel sistema spazzato via da Calciopoli, che qualcuno (la Gazzetta dello Sport) si affrettò a definire Moggiopoli proprio per confinare lo scandalo entro i limiti dell’ambiente juventino e poco oltre, concentrando l’attenzione dell’opinione pubblica quasi esclusivamente sul potere del direttore generale bianconero. C’era altro ma venne fuori poco. I processi sportivi furono poco più che una farsa, svolti in fretta e furia senza alcuna possibilità per gli accusati di difendersi a dovere. Un primo segnale che qualcosa di diverso potrebbe esserci dietro Calciopoli l’ha data la recente sentenza del processo Gea che, pur evidenziando le colpe di Moggi con una condanna  seppur blanda, ha ampiamente mitigato la portata delle accuse nei suoi riguardi, smontando la teoria dell’associazione a delinquere, la stessa che ha tenuto in piedi Calciopoli durante i processi sportivi. Martedì a Napoli comincia il processo penale a Moggi e al suo potere e molti tremano, perchè la sensazione è che durante la concitata estate del 2006 troppe cose non furono analizzate: alcune furono tenute nascoste, altre ridimensionate, situazioni che riguardano anche dirigenti di squadre che finora si sono proposti come esempi di onestà e rettitudine. E’ un processo scomodo, quello di Napoli, perchè Moggi e la Juve, che hanno già pagato ampiamente a livello sportivo per colpe che non sono mai sfociate nell’illecito (questo stabilito già a livello di giustizia sportiva), hanno poco da perdere,  altre squadre, che durante Calciopoli sfruttarono la situazione per guadagnare posizioni, possono essere coinvolte pesantemente. Con quali ricadute sul sistema calcio? Non si sa e la reazione di Abete è proprio quella di chi teme che qualcosa di grave possa accadere. A Moggi non bisogna dare spazio, non ha diritto di difendersi. In questi anni l’ex direttore generale della Juventus ha subito tanto, a nessuno è mai sorto il dubbio che quello di cui veniva accusato potesse in qualche modo essere ridimensionato. Nemmeno i proprietari della Juventus ci sperano e lo desiderano, furono loro i primi a sentenziarne la colpevolezza evitando in tutti i modi di difenderlo per difendersi. E se il processo alla Gea, da sempre considerata lo strumento supremo della regia della cupola moggiana, ha confermato che, se colpe ci sono state, esse sono state assai più leggere rispetto a quanto finora ci hanno fatto credere, vuol dire che dal processo di Napoli potrebbero uscire parecchie sorprese.

Neve sporca

Dopo una settimana la città di Milano è ancora piena di neve. Neve sui marciapiedi, neve nei parchi (e ci sta pure bene), neve su alcuni cornicioni dei palazzi. Conseguenze: Milano è ancora una specie di freezer, le probabilità di cadere e farsi male (soprattutto per gli anziani) sono molto alte, i padroni dei cani, dal canto loro,  provvedono molto saggiamente alla conservazione degli stronzi dei loro animali. Non c’è mucchio di neve che non abbia il suo bel regalino in bella vista. Neve sporca, pericolo ghiaccio. La situazione è critica soprattutto verso Famagosta, dove per raggiungere la stazione della metro da via Cermenate, occorre attraversare una lastra di ghiaccio buona per gli amanti del pattinaggio ma non per gli anziani che devono spostarsi.

Anno nuovo…

Ogni giorno ce n’è una. Stamattina torno a lavoro dopo una lunga vacanza. Ritemprato, rilassato, pronto a rientrare nei ranghi lavorativi con alcuni buoni propositi, tanto sonno, poca voglia. Quando arrivo a Famagosta e vedo una folla enorme aspettare un autobus, capisco che qualcosa non va. L’ennesimo guasto alla metro. Autobus sostitutivo fino a Romolo, imprecazioni e bestemmie. Faccio appello a tutto il mio autocontrollo per non sacramentare, ma è davvero dura. A puttane i buoni propositi, scomparsa la voglia di andare a lavoro, comparsa quella di ritornare a letto. Autobus sostitutivo zeppo quanto basta per sentire la puzza di sudore malgrado fuori ci siano zero gradi. Il primo giorno di lavoro del 2009 mi dà segnali poco confortanti. Arrivo a lavoro con circa mezzora di ritardo e non mi posso lamentare, pensavo peggio. Sembra che ci sia stato un allagamento tra Famagosta e Romolo. Neve sciolta, forse. Di chi è la colpa? Della neve naturalmente. La spiegazione di ATM: PER CAUSE NON DIPENDENTI DA ATM SERVIZIO CON BUS TRA ABBIATEGRASSO E ROMOLO. La neve, appunto.


gennaio: 2009
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