Calciopoli: parte il processo di Napoli

E’ stato uno dei più accaniti detrattori del presunto “sistema Moggi”, è stato sempre uno di quelli che non le manda a dire, espressione di un giornalismo scomodo, spesso parziale, ma mai prono verso i poteri e i potenti.
Stasera dalla sua sedia di commento del TG 3 chiama in causa Giancarlo Abete. Il presidente della FIGC si è risentito con Bruno Vespa perchè ha concesso spazio nella sua  trasmissione a Luciano Moggi, peraltro in una serata in cui erano presenti, oltre allo stesso Oliviero Beha, anche altri personaggi non certo affini al Lucianone ormai in disgrazia. Beha ha sottolineato come Abete fosse pienamente integrato (vicepresidente di Carraro) nel sistema spazzato via da Calciopoli, che qualcuno (la Gazzetta dello Sport) si affrettò a definire Moggiopoli proprio per confinare lo scandalo entro i limiti dell’ambiente juventino e poco oltre, concentrando l’attenzione dell’opinione pubblica quasi esclusivamente sul potere del direttore generale bianconero. C’era altro ma venne fuori poco. I processi sportivi furono poco più che una farsa, svolti in fretta e furia senza alcuna possibilità per gli accusati di difendersi a dovere. Un primo segnale che qualcosa di diverso potrebbe esserci dietro Calciopoli l’ha data la recente sentenza del processo Gea che, pur evidenziando le colpe di Moggi con una condanna  seppur blanda, ha ampiamente mitigato la portata delle accuse nei suoi riguardi, smontando la teoria dell’associazione a delinquere, la stessa che ha tenuto in piedi Calciopoli durante i processi sportivi. Martedì a Napoli comincia il processo penale a Moggi e al suo potere e molti tremano, perchè la sensazione è che durante la concitata estate del 2006 troppe cose non furono analizzate: alcune furono tenute nascoste, altre ridimensionate, situazioni che riguardano anche dirigenti di squadre che finora si sono proposti come esempi di onestà e rettitudine. E’ un processo scomodo, quello di Napoli, perchè Moggi e la Juve, che hanno già pagato ampiamente a livello sportivo per colpe che non sono mai sfociate nell’illecito (questo stabilito già a livello di giustizia sportiva), hanno poco da perdere,  altre squadre, che durante Calciopoli sfruttarono la situazione per guadagnare posizioni, possono essere coinvolte pesantemente. Con quali ricadute sul sistema calcio? Non si sa e la reazione di Abete è proprio quella di chi teme che qualcosa di grave possa accadere. A Moggi non bisogna dare spazio, non ha diritto di difendersi. In questi anni l’ex direttore generale della Juventus ha subito tanto, a nessuno è mai sorto il dubbio che quello di cui veniva accusato potesse in qualche modo essere ridimensionato. Nemmeno i proprietari della Juventus ci sperano e lo desiderano, furono loro i primi a sentenziarne la colpevolezza evitando in tutti i modi di difenderlo per difendersi. E se il processo alla Gea, da sempre considerata lo strumento supremo della regia della cupola moggiana, ha confermato che, se colpe ci sono state, esse sono state assai più leggere rispetto a quanto finora ci hanno fatto credere, vuol dire che dal processo di Napoli potrebbero uscire parecchie sorprese.

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