Archivio per 25 marzo 2009

Ogni giorno un pedone si alza…

Capita che cammini a piedi per la città più frenetica e frequentata d’Italia: Milano. Capita che spesso devi attraversare e, se non vuoi finire spiattellato sull’asfalto, devi farlo sulle strisce. Se lo fai in prossimità dei semafori, aspetti buono buono che il verde scatti per poi partire alla velocità della luce, con lo stesso tempo di reazione del Ben Johnson (dopato) dei bei tempi. E’ qui che si compie l’eterna lotta quotidiana fra il leone e la gazzella. Automobilista incazzato-stronzo-frustrato vs Pedone cauto-sveglio-sgamato (si capisce da che parte sto?).

Il pedone, conscio del suo inalienabile diritto al  passaggio indisturbato sulle strisce, in quel momento si sente un Dio. E’ la volta che il bastardo-inquinante deve starsene fermo per farlo passare, non c’è gioia maggiore. Ma mentre si appresta a passare, ecco piombargli addosso una macchina con la stessa prontezza di un falco pellegrino su un piccione. Quasi sempre sta svoltando a destra, si ritrova il pedone sulle strisce e cosa fa? Il vigliacco-bestia-becero-stronzo (pregasi cambiare vocale in caso di pilota femmina) è appena uscito dall’ufficio (dove il padrone gli ha fatto il mazzo e il capoufficio il verso, lo stagista lo ha mandato in bestia e la collega a fanculo), non vede l’ora di raggiungere la propria abitazione di 30 metri quadri (su cui pende un mutuo trentennale a tasso variabile) per farsi quattro salti in padella e quattro nell’ampio corridoio fino al cesso, per poi fare le bolle guardando una puntata di “Amici”  o una partita dell’Inter (è quasi sempre interista uno così).

Dicevo, mentre il pedone sta passando cautamente sulle strisce, arriva l’automobilista e fa il gesto più stronzo, subdolo, infame e falso che natura umana abbia potuto concepire. Si impone al pedone per passare, ma lo fa alzando una mano in segno di scusa. Come dire, ti faccio fesso ma ti lascio contento. Ormai la mano alzata in segno di scusa dell’automobilista che non lascia passare il pedone fa parte del vissuto quotidiano di qualsiasi persona che vive a Milano (credo anche in altri posti). Mentre compie il gesto bastardo, solo strumentale ai suoi scopi, l’automobilista cerca comunque di trovare una giustificazione che non lo comprometta socialmente e lo faccia sentire meno merda di quanto non sia. E quella mano alzata lo mette al riparo pure dalla rabbia del pedone, che si scatena accusandolo solo interiormente. Si è comunque scusato, mi ha mostrato attenzione, almeno è stato educato. Queste le frasette che il pedone si ripete per giustificare la frustrazione per essere stato ancora una volta gabbato dal bastardo-inquinante. Il leone se ne va con la sua preda (3 secondi recuperati, frenata e scalata risparmiate, ripartenza evitata, risparmio di energia lavoro e di carburante), la gazzella non può nemmeno sventolargli sotto il naso un bel paio di corna.

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La scoperta delle due ruote

Mentre si scopre che gli italiani passano sempre più tempo nel traffico cittadino, negli Stati Uniti la crisi impone nuovi stili di vita. Spopola, allora, la bicicletta, anche nelle temibili città statunitensi, da sempre considerate off limits per le due ruote.

A Milano, intanto, il Bike sharing sembra lentamente prendere piede, ma i limiti dell’iniziativa sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono le bici, belle e gialle, ma dove sono le piste ciclabili? Se anche a piedi si trova difficoltà a camminare, come fanno le bici a districarsi nella giungla cittadina?


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