Si segga, signora

Sei uno di quelli che cede il posto agli anziani in metropolitana?

Tu sei accucciato nel tuo bel posto comodo, con il sedere al caldo per il riscaldamento a manetta. Non è un posto che ti è stato donato dal cielo, quello su cui poggia il tuo deretano, è stata l’esperienza, affinata da anni di prove e riprove, a permetterti di primeggiare in mezzo alla banda di assatanati viaggiatori mattinieri pronti all’assalto. Vai al termine della banchina, ti posizioni dove sai bene che si aprirà la porta e, quando arriva il convoglio e apre le sue porte (lasciando che il rancido odore mattutino della Milano che si sveglia irrrori le tue narici), hai il tuo posto in prima fila, pronto a cogliere l’opportunità di un sediolino vuoto. Altro che fortuna, questa è perizia. Quasi ogni mattina ci riesci e sei contento di metterti là per quasi mezz’ora, con il giornale in mano, a sorbirti il mattino, con gli occhi cisposi, il retaggio del sonno notturno ancora appeso alle palpebre cadenti, la bocca impastata da un caffè venuto male. Insomma, ti godi il viaggio.

Il pericolo però è sempre in agguato e ha quasi sempre le sembianze di un’anziana  che da vispa e agile signora  devota al rito quotidiano del giro per ambulatori medici di mezza Milano si trasforma, in un attimo,  in una claudicante vecchietta che ha estremo bisogno di sedersi per non correre rischi. In questi frangenti vale la legge della savana, solo che funziona esattamente al contrario. Mentre lì il leone adocchia e punta la preda più debole e malata per l’assalto, qui la “vecchietta” va a posizionarsi vicino agli individui più giovani e robusti. Il contrasto è alla base del successo. Un uomo nel pieno delle forze seduto rappresenta una bestemmia di fronte alla vecchietta dall’equilibrio incerto , bisogna cedere il posto. E ti alzi a malincuore, ma con un sorriso sulle labbra grosso così. Lei ti ringrazia, ma nemmeno tanto. Il tuo gesto era dovuto. “Ma si figuri, signora”, riesci a tirar fuori. Sono le prime parole del mattino che pronunci, la voce raschia la gola mentre la sopportazione  il fondo del barile. Ti tocca startene in piedi a ricevere spinte e a subire le conseguenze dei capricci del clown-macchinista che si diverte a fare il gioco dell’arresto e ripartenza improvvisi.

A volte la signora che ti punta ha un’età incerta e non sai se è venuta di fronte a te per reclamare il posto o meno, potresti anche offenderla se la fai sedere. Allora la guardi di sottecchi mentre leggi il giornale: la pelle cadente della faccia imporrebbe di mettersi da parte, ma poi, osservando bene come è vestita (anzi, malvestita), ti accorgi che ha voglia di sentirsi ancora giovane. Allora te ne stai lì convinto che le stai facendo un favore e che la sua autostima ne uscirà rafforzata. Potresti anche fare il cavaliere, sempre di una donna si tratta, ma perchè arrischiarsi in comportamenti al limite dell’etichetta? Nel non lasciarla sedere mi sento quasi un benefattore.

Tutto questo non ha niente a che vedere con la volta che ho ceduto il posto ad una signora un po’ in carne credendola incinta o con quella in cui ho lasciato il posto ad una signora anziana che, a sua volta, lo aveva già subappaltato ad un’altra signora con pargolo. Bisogna stare attenti.

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