Archivio per maggio 2009

Zeru tituli, l’idiozia virale

Qual è la frase del mese in Italia? Sicuramente “zeru tituli”. La frase pronunciata da Mourinho, tecnico dell’Inter, per sottolineare le disfatte delle dirette avversarie (Juve, Milan e Roma) ha valicato i confini della chiacchiera calcistica per diventare vera ossessione di giornalisti, pubblica opinione, uomo/donna della strada.

Insomma queste frasi si trasmettono in maniera contagiosa fra gli italiani  proprio come un virus, manco fosse l'”influenza suina”, altra definizione entrata nella vulgata generale con veloce e forse maggiore ragion d’essere. Un po’ di tempo fa fu la volta di “lato B”, parola riferita alle curve delle concorrenti di miss Italia e poi travasata nel quotidiano della chiacchiera italiana. Operazione favorita e diffusa dai giornalisti, cui non pare vero contaminare i propri articoli con riferimenti al costume e alla cronaca rosa: quanto più è becera meglio è. Dove non ce la fanno i giornali (si sa che in Italia si legge poco), possono le televisioni, con l’esercito di opinionisti, commentatori, pseudo-giornalisti, conduttori e presentatori che ripetono come orologi a cucù la cazzata assurta a “modo di dire”.

La nostra lingua insomma assimila l’idiozia con straordinaria prontezza dando la dimensione del potere dei media sul contesto sociale e culturale. Se uno chiede in giro cosa significhi “zeru tituli”, è molto probabile che la maggior parte delle persone lo sappia, se uno si arrischia invece a chiedere cosa significhi “tallone d’Achille” (come ai provini del Grande Fratello) è difficile ottenere una risposta esatta.

Attraversa fuori dalle strisce? Multa al pedone!

La cassazione si è pronunciata a favore dei vigili urbani che hanno comminato una sanzione ad un pedone che aveva attraversato una strada lontano dalle strisce. Ennesimo scaccoalpedone!

E gli automobilisti che non lasciano passare i pedoni sulle strisce? Impuniti.

Sì, ma loro quando non ti lasciano passare sulle strisce, si scusano

Milano e i ciclisti coraggiosi

Questo blog si chiama scaccoalpedone, ma si potrebbe anche chiamare scaccoalciclista. L’idea è quella di evidenziare quello che accade nella metropoli milanese dove, paradossalmente, queste due categorie svantaggiate sono messe l’una contro l’altra. I ciclisti costretti ad usufruire dei marciapiedi e i pedoni inviperiti con loro, mica con gli automobilisti che dominano le strade…

Lo scaccoalpedone quotidiano

Sciopero dei mezzi? Cerchi informazioni sul sito ATM (Milano), quello che ti dovrebbe dare notizie attendibili rispetto all’adesione e alle probabilità, più o meno alte, che hai di rimanere a piedi, ma puntualmente compare la scritta: “Si è verificato un errore di sistema, siamo spiacenti per l’incoveniente”. E questo ogni volta che c’è uno sciopero.

Le undici carezze di Maradona

Il gol più bello della storia: Inghilterra-Argentina (Mondiali Mexico 86)

Le prime tre carezze

Una palla inutile a centrocampo, come ne passano a centinaia in una partita.  Un piede sinistro, come ne nasce uno in un secolo intero. Se un pallone come tanti incontra un piede prodigioso, l’alchimia  è certa. Maradona riceve una palla inutile e dentro vede quello che altri non possono vedere. La stoppa e la accarezza in mezzo ad un nugolo di avversari, i lenti figli di Albione, spunta fuori con una veronica veloce e si crea lo spazio per affondare. Potenza, intuito, classe e tecnica sopraffina si fondono in tre tocchi. I primi tre tocchi. Come fosse scattato da un congegno a molla, lascia sul posto i primi tre avversari e si invola con un’andatura sostenuta, in pieno controllo del pallone, della corsa e del movimento degli avversari. Li beffa, li scherza e li lascia lì, non ha troppo tempo da perdere da quelle parti dove il gioco quasi sempre langue, muore e spegne la partita. Lì si accende la miccia del genio per lanciarlo in una corsa rapida e armonica.

altre quattro carezze

Con il quarto tocco si dirige verso un colosso biondo che gli si fa incontro e si aspetta la percussione sulla fascia, si posiziona aspettando la virata da quella parte. La palla nonostante rotoli veloce, qui si affianca al piede di Diego, ha paura dell’inglese e trova riparo sulla morbida gomma dello scarpino, che con tre carezze la rassicura, la tranquillizza e la prepara a quello che la aspetta: accelerazione, sotto la spinta di una carezza più forte – che non è mai schiaffo – per darle i giri che si merita, i giri che gli servono per vedere che succede dopo. Altro cambio di velocità. E’ la finta che lo frega, Maradona lo scarta e si accentra, non c’è tempo da perdere sulla fascia. Ha annusato il sangue della preda e la deve azzannare senza troppi giri di pallone.

 

ancora due

Ecco un altro spilungone che si avvicina senza sapere che pesci pigliare, stavolta si aspetta che El Pibe si accentri, avrebbe tutto lo specchio della porta davanti e quindi si aspetta il tocco beffardo verso sinistra (la sua destra). Il primo tocco farebbe presagire una cosa del genere ma davanti al genio non c’è pensiero lineare che tenga, bisogna agire per istinto e l’istinto dice a Maradona di tenere la destra, come su una scala mobile, perchè da lì può azionare meglio il suo piede magico. Dicevamo, primo tocco “civetta”: l’inglese va verso destra e “apre” la corsia di sinistra, il secondo tocco  lo mette fuoritempo e lo blocca sul posto come una statua di sale.

le ultime due carezze

E’ ora di tirare, ma dove vuoi andare ancora?

Prima di lasciare la palla Diego vuole ancora una volta rassicurarla, sfiorarla per un paio di volte e poi consegnarla alla linea nemica, per fare oltraggio del territorio inglese. La porta violata, lo spazio trafitto, i confini della fantasia oltrepassati. Gli si fa incontro il portiere, ultimo baluardo, aggredendo lo spazio vitale di Maradona, che con l’ultimo tocco si è ridotto al minimo. E dai, tira di interno ed è fatta! Ma no, fin qui ci poteva arrivare chiunque. E’ ora di fare la magia assoluta, unica, qualcosa che nella dimensione dello spazio-tempo non ha mai trovato manifestazione. Il portiere avanza e Diego tocca ancora la palla portandosela verso sinistra e tenendola in un fazzoletto. Ha percorso sessanta metri, il fiato è corto, l’adrenalina alle stelle, l’esaltazione pure. Basta un niente per rovinare il capolavoro. Il niente è il difensore che viene alle spalle e che tenta il tutto per tutto in scivolata. La penultima carezza dà i brividi al pallone, che sente una scossa lungo la pelle, e ad una nazione intera. L’ultima carezza è il tocco deciso e decisivo, la palla entra in rete e la gonfia di quel tanto che basta. Il miracolo è compiuto.

La bici è il mezzo più pericoloso

Ne sa qualcosa chi gira in bici a Milano.

Bisogna avere mille occhi e tutti aperti. Gli automobilisti quando vedono una bicicletta per strada si irritano e diventano davvero pericolosi.

Aggiungi che le piste ciclabili non esistono e quando ci sono finiscono nel bel mezzo degli incroci “dando in pasto” al traffico cittadino i poveri, ignari ciclisti.

Fabio volo comunista

Ecco come Fabio Volo fa capire ad un radioascoltatore che, quando si è succubi dei mezzi di informazione,  si corre il rischio di ragionare con la testa degli altri usando le parole che loro ci mettono in bocca.

Lezione illuminante e catartica per chi è vittima di un quotidiano lavaggio del cervello  e lo subisce supinamente. Cosa significa comunista? Ve lo siete mai chiesti? Questo incauto giovane purtroppo no…


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