Le undici carezze di Maradona

Il gol più bello della storia: Inghilterra-Argentina (Mondiali Mexico 86)

Le prime tre carezze

Una palla inutile a centrocampo, come ne passano a centinaia in una partita.  Un piede sinistro, come ne nasce uno in un secolo intero. Se un pallone come tanti incontra un piede prodigioso, l’alchimia  è certa. Maradona riceve una palla inutile e dentro vede quello che altri non possono vedere. La stoppa e la accarezza in mezzo ad un nugolo di avversari, i lenti figli di Albione, spunta fuori con una veronica veloce e si crea lo spazio per affondare. Potenza, intuito, classe e tecnica sopraffina si fondono in tre tocchi. I primi tre tocchi. Come fosse scattato da un congegno a molla, lascia sul posto i primi tre avversari e si invola con un’andatura sostenuta, in pieno controllo del pallone, della corsa e del movimento degli avversari. Li beffa, li scherza e li lascia lì, non ha troppo tempo da perdere da quelle parti dove il gioco quasi sempre langue, muore e spegne la partita. Lì si accende la miccia del genio per lanciarlo in una corsa rapida e armonica.

altre quattro carezze

Con il quarto tocco si dirige verso un colosso biondo che gli si fa incontro e si aspetta la percussione sulla fascia, si posiziona aspettando la virata da quella parte. La palla nonostante rotoli veloce, qui si affianca al piede di Diego, ha paura dell’inglese e trova riparo sulla morbida gomma dello scarpino, che con tre carezze la rassicura, la tranquillizza e la prepara a quello che la aspetta: accelerazione, sotto la spinta di una carezza più forte – che non è mai schiaffo – per darle i giri che si merita, i giri che gli servono per vedere che succede dopo. Altro cambio di velocità. E’ la finta che lo frega, Maradona lo scarta e si accentra, non c’è tempo da perdere sulla fascia. Ha annusato il sangue della preda e la deve azzannare senza troppi giri di pallone.

 

ancora due

Ecco un altro spilungone che si avvicina senza sapere che pesci pigliare, stavolta si aspetta che El Pibe si accentri, avrebbe tutto lo specchio della porta davanti e quindi si aspetta il tocco beffardo verso sinistra (la sua destra). Il primo tocco farebbe presagire una cosa del genere ma davanti al genio non c’è pensiero lineare che tenga, bisogna agire per istinto e l’istinto dice a Maradona di tenere la destra, come su una scala mobile, perchè da lì può azionare meglio il suo piede magico. Dicevamo, primo tocco “civetta”: l’inglese va verso destra e “apre” la corsia di sinistra, il secondo tocco  lo mette fuoritempo e lo blocca sul posto come una statua di sale.

le ultime due carezze

E’ ora di tirare, ma dove vuoi andare ancora?

Prima di lasciare la palla Diego vuole ancora una volta rassicurarla, sfiorarla per un paio di volte e poi consegnarla alla linea nemica, per fare oltraggio del territorio inglese. La porta violata, lo spazio trafitto, i confini della fantasia oltrepassati. Gli si fa incontro il portiere, ultimo baluardo, aggredendo lo spazio vitale di Maradona, che con l’ultimo tocco si è ridotto al minimo. E dai, tira di interno ed è fatta! Ma no, fin qui ci poteva arrivare chiunque. E’ ora di fare la magia assoluta, unica, qualcosa che nella dimensione dello spazio-tempo non ha mai trovato manifestazione. Il portiere avanza e Diego tocca ancora la palla portandosela verso sinistra e tenendola in un fazzoletto. Ha percorso sessanta metri, il fiato è corto, l’adrenalina alle stelle, l’esaltazione pure. Basta un niente per rovinare il capolavoro. Il niente è il difensore che viene alle spalle e che tenta il tutto per tutto in scivolata. La penultima carezza dà i brividi al pallone, che sente una scossa lungo la pelle, e ad una nazione intera. L’ultima carezza è il tocco deciso e decisivo, la palla entra in rete e la gonfia di quel tanto che basta. Il miracolo è compiuto.

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2 Responses to “Le undici carezze di Maradona”


  1. 1 Bruno maggio 13, 2009 alle 15:12

    Il gol di Al Owairan in Belgio-Arabia Saudita fu ancora più fantastico di quello di MAradona contro l’ Inghilterra ( senza dimenticare che l’ Albiceleste vinse quella partita con un gol di mano sempre di Maradona ) ma moooooolto meno pubblicizzato, ovviamente

  2. 2 scaccoalpedone maggio 13, 2009 alle 15:17

    Ma i gol dei più grandi hanno sempre qualcosa in più perchè sai che non sono frutto del caso ma di una classe immensa.

    Anche Bettarini con il Venezia fece un gol incredibile, ma non potrà mai passare alla storia.

    Poi la difficoltà e la classe esibita da maradona in questa occasione non ha mai trovato pari sui campi di calcio.

    C’è un gol di messi molto simile, ma contro il getafe. Qui siamo nei quarti dei mondiali.


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