La Juventus e lo sciacallaggio mediatico

L’ultima notizia venuta alla ribalta (quella sulla “non positività” di Cannavaro) dimostra, se ce ne fosse bisogno, che ormai le vicende che riguardano la Juve rientrano tra quelle a più alta “notiziabilità” per i giornalisti italiani. La si tira in ballo, sempre in chiave negativa, proprio come quando c’è un episodio di criminalità che coinvolge gli extracomunitari. La negatività è sovrarappresentata rispetto alla realtà, che ne esce così distorta.

Mi spiego: se c’è un episodio anche minimamente “strano” che avviene all’interno della società Juventina è molto probabile che esso finisca sui giornali, con un taglio sospettoso e critico, finalizzato a mettere ancora una volta in evidenza il “male assoluto” che si annida nella sede di Corso Galileo Ferraris.

Tutta la vicenda sta nei titoli degli articoli e non nella spiegazione che si trova al loro interno. Spiegazione invero macchinosa, che molti non leggeranno nemmeno. Quello che rimane in mente è che Cannavaro è risultato positivo all’antidoping. Vai tu a spiegare della puntura di vespa, della raccomdata non aperta, molti si faranno l’idea che sì è il solito modo per raggirare la legge dell’antidoping. Passerà questo, senza ombra di dubbio.

Quanti sapranno che il controllo antidoping “deve essere effettuato” sul giocatore proprio per verificare che la sostanza assunta sia quella indicata nella richiesta di esenzione? Non sarà la dabbenaggine della società juventina (ennesima riprova della mancata cura del particolare sia a livello societario che sportivo) a passare alla memoria ma la “positività” del calciatore.

Insomma ormai i giornali vedono nella Juve un criterio di notiziabilità paragonabile alla delinquenza straniera e alle flirtrombate berlusconiane.

La notizia è apparsa in esclusiva su Repubblica al terzo posto (badate bene, al terzo posto) nel suo sito ed è poi stata ripresa da tutti gli altri siti di informazione. Repubblica spesso assume le veci di “portatore di interessi allargati” pronto a denunciare le magagne della società italiana, tutte concentrate in determinati gangli del potere: Berlusconi a livello politico-mediatico e la Juve a livello sportivo-sociale. Un modo per accattivarsi la simpatia di chi crede che “a pensar male” di determinate entità esistenti nella società italiana si fa sempre bene. Ben diversa naturalmente la sostanza tra la Juventus e Silvio Berlusconi, anomalia riconosciuta a livello mondiale.

Una notizia che non ha notizia, che diventa uno dei temi cruciali sottoposti all’opinione pubblica italiana. L’antijuventinismo non è molto diverso dalla xenofobia, agisce allo stesso modo sui media.

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