Archivio per febbraio 2010

PD, è tempo di cambiare… comunicazione!

Il candidato del Partito Democratico alle elezioni regionali in Lombardia è Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, sconfitto per la rielezione pochi mesi fa e genialmente candidato alla carica più alta della regione.

Il candidato del PD aveva lanciato la campagna elettorale con un manifesto che ritraeva la leva di un cambio: sull’ipotetica sesta marcia, la scritta “Penati” (qui immaginiamo il brainstorming con lo strategic planner o l’account a dire: la Lombardia va già veloce e quindi è necessario optare per un cambio da Formula 1),  con lo slogan: “Lombardia 2010: è tempo di cambiare”. Una scelta tattica, lontana anni luce dalla sobria strategia della campagna (“Per l’alternativa”) che  Bersani aveva lanciato dopo la sua elezione a segretario del partito.

Si spera che il neo-segretario e gli strateghi del PD abbiano avvertito la stonatura e abbiano invitato il candidato lombardo ad adeguarsi. Così si spiegherebbe il lancio dei nuovi manifesti di Penati, uno che, pur avendo perso di recente, si sta concedendo una visibilità spropositata.

Scomparso il cambio (Lombardia 2010: era già tempo di cambiare comunicazione!), ecco che si vede il sorriso di Penati accompagnato dallo slogan, ben più integrato alla linea del partito,  “L’alternativa lombarda”.

Non contenti quelli del PD, in questi giorni hanno varato anche una campagna isituzionale di respiro nazionale. Facce superfighe, che recitano i soliti slogan. “In poche parole, un’altra Italia”, lo slogan.

L’impressione è proprio che il PD abbia a che fare con un’altra Italia rispetto a quella creata da Berlusconi. Peccato che anche una comunicazione di questo tipo risulti “altra” per la stragrande maggioranza degli italiani. C’è chi parla alla pancia degli italiani, raccattando le frasi nei bar, agli angoli delle strade, sui mezzi pubblici e le trasforma in slogan, c’è chi invece, come il PD, parla un’altra lingua, incomprensibile e lontana dalla realtà che i cittadini vogliono (purtroppo) sentirsi raccontare. Una campagna inefficace proprio come la penultima.

Non bisogna seguire Berlusconi, ma nemmeno bisogna pensare che un partito possa essere venduto come fosse una compagnia telefonica. 

Che fare? Dire qualcosa di sinistra, anche nella pubblicità, per cercare di costruire un’identità, finalmente nuova e davvero alternativa.

Annunci

Il blocco dell’automobilista

Apprezzo il blocco del traffico non tanto per i benefici per l’aria che respiriamo quanto per il silenzio che pervade la città. Sembra un altro luogo senza quel fastidioso rumore di fondo, cui ci abituiamo e al quale non facciamo più caso.

 Guarda, apprezza il silenzio. Ma che ci fai a Milano? Tu hai bisogno dell’Himalaya, vattene da quelle parti, ti assicuro che non sentiremo la tua mancanza!

Chi non è felice quando è costretto a lasciare a casa la macchina, è sicuramente l’automobilista. E lo capisci alle 18, quando cessa il coprifuoco e le belve cittadine sono libere di scorrazzare per le strade. Ad ogni semaforo, da pedone quale sei sempre stato, devi fare molta attenzione ai tuoi nemici giurati, gli automobilisti. La rabbia per il blocco forzato, assieme all’astinenza per la sgommata sull’incrocio, sono due elementi molto pericolosi per l’inavvertito pedone che tranquillo attraversa sulle strisce.

Il frustrato ci dà dentro e arriva spedito come un razzo. E’ meno disposto a tollerare le intemperanze del pedone, a cui attribuisce la responsabilità per quelle otto ore lontane dall’asfalto e dallo smog.

Se non vi lamentaste per questo pm10, maledetti lagnosi, questa città diventerebbe una camera a gas e staremmo tutti meglio. In fondo superiamo la soglia solo per 120 volte all’anno, si può fare di più… So io cosa ci potrei fare con una camera a gas!

Per non parlare dei ciclisti, di quei coglioni che si sono goduti le strade libere credendosi i padroni. Li vedi con la loro ruota fissa, vestiti come dei barboni, che si godono le strade manco fossero al Vigorelli! La città è fatta per la macchina, per la bici c’è la Martesana, andate da quelle parti a rompere i ruotoni!

Di sera Milano ritorna tossire, ritorna a ruttare, quel rumore di fondo si espande nell’aria assieme alle zaffate di smog. Nel cielo, beffarde, compaiono le stelle e ci guardano dall’alto con fare stupito, sorprese della nostra pazzia da movimento. Immote assistono al moto perpetuo e frenetico delle luci sulla circonvallazione. Quel cerchio si stringe in un cerchio più stretto. Vita assediata da troppo correre, dallo scorrere logoro di chi non guarda mai il cielo.

La città è di nuovo nostra, tornate ai vostri marciapiedi e alle vostre piste ciclabili, frustrati che non siete altro, la strada è nostra. Non vi sta bene questa linea, l’uscita sapete dov’è, accomodatevi! Fanno pure i poeti, ma che te ne fai della poesia? Suv-via!


febbraio: 2010
L M M G V S D
« Dic   Apr »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728

Blog Stats

  • 9,726 hits