Il blocco dell’automobilista

Apprezzo il blocco del traffico non tanto per i benefici per l’aria che respiriamo quanto per il silenzio che pervade la città. Sembra un altro luogo senza quel fastidioso rumore di fondo, cui ci abituiamo e al quale non facciamo più caso.

 Guarda, apprezza il silenzio. Ma che ci fai a Milano? Tu hai bisogno dell’Himalaya, vattene da quelle parti, ti assicuro che non sentiremo la tua mancanza!

Chi non è felice quando è costretto a lasciare a casa la macchina, è sicuramente l’automobilista. E lo capisci alle 18, quando cessa il coprifuoco e le belve cittadine sono libere di scorrazzare per le strade. Ad ogni semaforo, da pedone quale sei sempre stato, devi fare molta attenzione ai tuoi nemici giurati, gli automobilisti. La rabbia per il blocco forzato, assieme all’astinenza per la sgommata sull’incrocio, sono due elementi molto pericolosi per l’inavvertito pedone che tranquillo attraversa sulle strisce.

Il frustrato ci dà dentro e arriva spedito come un razzo. E’ meno disposto a tollerare le intemperanze del pedone, a cui attribuisce la responsabilità per quelle otto ore lontane dall’asfalto e dallo smog.

Se non vi lamentaste per questo pm10, maledetti lagnosi, questa città diventerebbe una camera a gas e staremmo tutti meglio. In fondo superiamo la soglia solo per 120 volte all’anno, si può fare di più… So io cosa ci potrei fare con una camera a gas!

Per non parlare dei ciclisti, di quei coglioni che si sono goduti le strade libere credendosi i padroni. Li vedi con la loro ruota fissa, vestiti come dei barboni, che si godono le strade manco fossero al Vigorelli! La città è fatta per la macchina, per la bici c’è la Martesana, andate da quelle parti a rompere i ruotoni!

Di sera Milano ritorna tossire, ritorna a ruttare, quel rumore di fondo si espande nell’aria assieme alle zaffate di smog. Nel cielo, beffarde, compaiono le stelle e ci guardano dall’alto con fare stupito, sorprese della nostra pazzia da movimento. Immote assistono al moto perpetuo e frenetico delle luci sulla circonvallazione. Quel cerchio si stringe in un cerchio più stretto. Vita assediata da troppo correre, dallo scorrere logoro di chi non guarda mai il cielo.

La città è di nuovo nostra, tornate ai vostri marciapiedi e alle vostre piste ciclabili, frustrati che non siete altro, la strada è nostra. Non vi sta bene questa linea, l’uscita sapete dov’è, accomodatevi! Fanno pure i poeti, ma che te ne fai della poesia? Suv-via!

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2 Responses to “Il blocco dell’automobilista”


  1. 1 loscopriremosoloscrivendo febbraio 2, 2010 alle 19:46

    Hai descritto alla perfezione la rabbia degli automobilisti nei confronti di noi bipedi/bicicli: sempre la stessa, a Milano come in altre città. Bentornato, pedone!


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