Archivio per maggio 2010

Recinzioni pedonali: cosa voglio di più

La mia recensione di “Cosa voglio di più” di Silvio Soldini.

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Treni, allarme educazione

“Si prega di abbassare la suoneria del cellulare per non recare disturbo agli altri viaggiatori”. L’invito al rispetto della regola è chiaro, ma avete mai viaggiato su uno dei tanti treni italiani? Succede di tutto: le suonerie invece di essere abbassate vengono ulteriormente rinvigorite, perchè i cari viaggiatori, insidiati dal dondolio del viaggio, possono rischiare di addormentarsi (udite, udite) senza prendere la telefonata. Che è quasi sempre questione di vita o di morte (il trillo è altissimo e squassa il vagone con una musica sparata a tutto volume):

  • chiamata del/la partner per sapere a che punto è il viaggio, cosa sta facendo, se ha mangiato, se si annoia, se lo pensa, se lo ama, se lo aspetta.  La chiamata è fatta di bisbigli e risposte monosillabiche sul nulla. Comunicazione fàtica, insomma, e si fa fatica a non sbottare.
  • chiamata del genitore per sapere a che punto è il viaggio, come era la merenda (il meridionale che si accerta della bontà della mozzarella, delle fave, del pane, della frittata di maccheroni, ecc.) e se ha caldo o freddo.
  • chiamata del capo/collega: è qui che la conversazione raggiunge vette estreme a livello di volume. Il contenuto verte quasi sempre su mansioni e lavori incomprensibili, la cui incomprensibilità e oscurità è ostentata come uno status symbol. Quasi sempre si parla dell’incompetenza di altri, delle proprie mirabili soluzioni e della considerazione del proprio ruolo nell’ambito della macchina aziendale.
  • chiamata dell’amico/a per sapere cosa si fa dopo, adesioni, defezioni con elencazione nomi compagnia e rispettivi impegni.
  • chiamata della coinquilina/o per sapere a che ora torna a rompere le balle.

Il capotreno ha inoltrato l’invito audio in partenza ma quando gira per controllare i biglietti non si preoccupa minimamente di far rispettare la regola. Purtroppo è questione di educazione e buon gusto, e in questo noi italiani abbiamo ancora molto da imparare. La cattiva educazione è tollerata, in fondo non fa gravi danni agli altri. Danni immateriali, quindi invisibili, perciò non condannabili.


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