Archivio per settembre 2010

PD, pubblicità o politica democratica?

Ci siamo, ecco la nuova campagna del Partito Democratico. Massiccia campagna affissioni sui muri di Milano. Continua il tentativo di trovare una strada. Più a livello pubblicitario, che politico. Facciamo un riassunto delle ultime campagne del PD:  prima delle regionali, personaggi con il fumetto sul naso a dire cose sensate in modo poco sensato. Poi, più tardi, per digerire l’ennesima mazzata, “democratici per costituzione”, con la citazione dei principi istituzionali. Ora Bersani protagonista, a maniche rimboccate, ci fa sapere che sono aumentate tasse e disoccupazione, inoltre sono diminuiti i soldi per  l’istruzione. “E la pazienza è finita”. “Per giorni migliori rimbocchiamoci le maniche”.

Ok, cerchiamo di capire la strategia che sta dietro a questa campagna. L’Italia sta andando a rotoli. Premessa. Gli italiani non ne possono più. Conseguenza. Prepariamo un futuro migliore. Proposito. Insieme. Si presume. Come? La mia domanda.

Noi le maniche è un pezzo che ce le siamo rimboccate. Tutti i giorni lottiamo per giorni migliori. Ma il PD cosa vuole da noi? Ci dice che dobbiamo preparare giorni migliori per l’Italia. Che stanno preparando giorni migliori? Chi, loro, i democratici? La cronaca politica, invece, parla dei soliti scazzi intestini, con le solite correnti agitate. Non è che la metafora del rimboccarsi le maniche è riferita al fatto che stanno di nuovo per litigare?

Boh, dite quello che volete, a me questa campagna non convince. Propone contenuti triti e ritriti con modalità memmeno tanto originali. Non c’è spunto creativo, è tutto molto ingessato. Bersani non dà l’idea del segretario trascinatore. Non vende il sogno, vende il sacrificio. Che è operazione onesta, sincera e pulita. Ma non serve la pubblicità per dire queste cose. Le dice già in continuazione su giornali e televisioni, quando gli danno (poco) spazio. Non abbiamo spazio sui media, ce lo procuriamo comprandolo? Giusto. Ma se proprio bisogna farlo che sia uno spazio aggressivo, forte, che punti a smuovere un po’ le acque. “La sinistra ha messo l’Italia in ginocchio, Italia rialzati”, diceva una campagna del berlusca prima delle politiche del 2008. Cosa banale, falsa, propagandistica, ma che funziona con il target di riferimento da conquistare. Lo stesso target a cui Bersani deve rivolgersi ora: la popolazione fluttuante, che cambia opinione nel giro di un telegiornale. Bersani dice le stesse cose, ma senza nerbo.

Se compri spazi pubblicitari lancia una campagna forte, incisiva che si faccia riconoscere e faccia parlare di sè. Una campagna senza strategia, per eccesso di strategia. Ci volevano dire che loro sono per il sacrificio, che non bisogna fare false promesse e che, insieme, si può ripartire. “Per giorni migliori”. Spostando anche molto più in là l’obiettivo positivo, visto che l’espressione “arriveranno giorni migliori” si riferisce quasi sempre ad un futuro abbastanza lontano. Un annuncio che vende “sofferenza” in una situazione di sofferenza, teoricamente provocata da altri.

L’unica nota strategica di rilievo è l’invito a partecipare, a lavorare insieme per quel futuro, assumendosi ognuno le proprie responsabilità e incombenze. Ma c’era bisogno di spendere tanti soldi per dire questo? Ieri, in un’intervista alle Iene, Nichi Vendola è stato preciso e tagliente come una lametta. Ha sezionato precisamente e recisamente lo spazio politico che si vuole conquistare. Chirurgicamente ha utilizzato il bisturi per ritagliarsi pezzi di significato politico, per associarsi a tematiche forti prendendo una posizione forte. Il posizionamento, ecco. Il posizionamento. Quello che manca nella campagna del PD, che va ad occupare lo spazio della mente che nessuno vuole occupare, perchè è triste e senza senso. Vendola si è posizionato e quando comunica, anche con spazi a pagamento, lo fa alla grande. Il PD rimane confuso. Vuole solo autoconvincersi di esistere. Vuole ricordarlo a se stesso e al pubblico: “guardate che ci siamo, facciamo un sacco di cose senza senso, ma ci siamo”.

Altro caposaldo strategico: non demonizzare Berlusconi. Veltroni inaugurò questa strategia, con conseguenze e risultati che non sto qui a rievocare, per compassione. In un’arena politica dove il primo che si mette contro il premier viene sistematicamente linciato dai giornali di famiglia, il centrosinistra, ormai da tempo, ha imboccato la strada del fair play, perchè, teoricamente, gli argomenti non dovrebbero mancare. Parlare di politica senza demonizzare Berlusconi. In positivo. Sì, come? Diciamo agli italiani che si devono rimboccare le maniche insieme a noi. Per un futuro, lontanissimo, migliore. Siamo strateghi e ci facciamo consigliare da strateghi, non c’è che dire.


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