Archivio per marzo 2011

Le gomme del pedone

Adidas, Stan Smith, Estate 2010

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Via Torino

Frotte di bimbiminchia

in via Torino

cazzeggio festivo.

Il manuale del pedone (a Milano)

Guarda dove metti i piedi. Sputo, merda, vomito, talora sangue, sono sempre in agguato.

Quando attraversi sulle strisce, riguardati comunque la castagna*: gli automobilisti in genere se ne fregano altamente delle strisce.

Quando sei sulla 90, di sera tardi o di notte, è consigliabile non leggere: ci sono un sacco di malintenzionati, devi prestare attenzione**.

Sempre di sera tardi o di notte, quando scendi dai mezzi e ti incammini per la strada verso casa, se hai davanti una ragazza, sorpassala e allontanati o rallenta facendola allontanare. Così non avrà nulla da temere.

Se sei in metro, posizionati alle estremità delle banchine, hai più probabilità di sederti.

Dimenticati della regola precedente: a Milano sono talmente sgamati su questa cosa che si posizionano tutti alle estremità delle banchine. E’ come se tutti  scegliessero la partenza “intelligente” durante le vacanze.

Fai 10.000 mila passi al giorno.

Per contarli, compra il pedometro.

I passi più belli sono quelli che puoi dare sui navigli mentre il sole cala al tramonto in un giorno di primavera. Esperienza rosa.

Cambia strada ogni tanto per andare dove devi andare.

Se ti chiedono indicazioni e non conosci la strada che cercano, dillo.

Se ti chiedono indicazioni e conosci la strada che cercano, sii accurato nelle indicazioni.

La rossa è larga.

La verde puzza di bestiame.

La gialla “l’hanno costruita ai mondiali”.

Non fidarti del 3 per Abbiategrasso.

Abbi comprensione per quelli che ti camminano davanti e frenano all’improvviso.

Attenzione ai ciclisti sul marciapiede, spesso sono peggio degli automobilisti.

Quando un automobilista ti vede sulle strisce e passa comunque, con la mano alzata in segno di scusa, mandalo affanculo.

Vorrei darti una regola per evitare di andare a destra e a sinistra un’infinità di volte quando nella tua direzione incontri un altro pedone, ma non ce l’ho: sembra che la cosa, secondo accurati calcoli matematici, potrebbe andare avanti all’infinito.

Cammina e dimentica

 *espressione tipica napoletana che invita a prestare attenzione.

**con la seguente affermazione non si intende alimentare la paura, a questo ci pensano già i media, ma solo consigliare al lettore i comportamenti che possono evitare spiacevoli sorprese. Potreste leggere anche l’opera omnia di Dostoijevskj senza che vi succeda niente, ma per esperienza è meglio tenere gli occhi bene aperti.

Diario di bordo (strada)

Continua l’avventura con il pedometro. Migliaia di passi al giorno, centinaia di calorie bruciate. Angoli di città scoperti o riscoperti di proposito per allungare la strada verso qualsiasi meta, ma soprattutto verso casa, strada che è sempre comunque meglio non perdere.

Dopo una domenica da sonnolenza passata con i piedi piantati sul divano e, complice anche la pioggia, zero passi dati, un lunedì all’insegna del record: 13.414 passi, 9,387 km, 590 calorie bruciate.

Come si può raggiungere una performance del genere nonostante le 8 ore di lavoro e senza alcuna attività fisica in palestra? Semplice: basta avere la fermata della metro a circa 1,4 km da casa. Invece di aspettare il tram al mattino, montare sui piedi e darci dentro. In pausa pranzo scegliere un posto per mangiare abbastanza lontano da raggiungere e sgambare per circa 1 km tra andata e ritorno.

Ieri però l’exploit è stato possibile grazie ad una trovata davvero geniale.  Avete una fermata a circa 1,4 km da casa? Potreste scendere e ripetere ancora il percorso mattutino. Niente, non si arriverebbe ai fatidici 10.000 passi. Bisogna scendere non una, ma due fermate prima. Mettere un bel 3,5 km di distanza a piedi nel tragitto di ritorno a casa, magari sotto le mentite spoglie di una passeggiata sui navigli, con uno sguardo indolente al letto del canale in secca e un’annusata all’aria che sa di mare per le alghe in fermentazione, il tutto innaffiato dalle prime incerte gocce di pioggia marzolina che ti solletica il viso con fare impertinente.

Poi per finire la spesa. Basta andare al supermercato più vicino (0,5 km) e far finta di esserti dimenticato qualcosa proprio a metà strada sul ritorno.

Il romanzo del Barcellona

Non so se avete mai visto una partita di calcetto: vive su centinaia di passaggi, fitti, ravvicinati, ad un solo tocco, destinati ad aprire gli angusti spazi della difesa arroccata in pochi metri quadrati. Spesso si tira di punta per guadagnare tempo negli spazi intasati e stretti.

Il Barcellona ha trasferito questa idea di calcio su un campo immenso. Ha messo insieme una banda di grandi palleggiatori in grado di gestire la palla in maniera fantastica. L’orchestra si muove sinuosa, armoniosa, con pochi assolo. La melodia si dipana per il campo con equilibrio perfetto, senza stecche. Fa una carezza agli occhi di chi guarda.

E’ la lunga preparazione alla coltellata finale, fatta di intuizioni e passaggi mai banali, una sintassi all’apparenza piatta, senza grandi trovate stilistiche, basata sulla suprema padronanza della grammatica e dell’ortografia. Qualche vocabolo spicca nella frase. Non si vede mai nessuno sbagliare uno stop, mai nessuno toccare la palla più delle volte che serve. Pochi avverbi, pochi aggettivi, solo quando occorrono. Quella lunga sequenza di sponde, tocchi, traiettorie precise e geometriche sono la preparazione all’affondo, scavano per trovare lo spazio necessario. 

L’avversario rincorre, strappa, rantola, si affanna, si frustra, sbraita, e per lunghi momenti non vede mai la palla, come il bambino scherzato dagli adulti nel torello, che lo allena suo malgrado alla rabbia agonistica. Una volta quella lunga sequenza di passaggi si vedeva nella fase finale della partita, quando la squadra in vantaggio, spesso sulle ali dell’entusiasmo, maramaldeggiava sull’avversario con un lungo possesso palla, accompagnato dagli olè compiaciuti del pubblico. Quella mielina serviva per far passare il tempo. Questa, più veloce, per trovare il tempo giusto per fare spazio dove spazio non ce n’è.

Naturalmente gli interpreti di questo gioco hanno una tecnica sopraffina: girarsi in un fazzoletto, stoppare la palla a seguire, indirizzarla lungo una traiettoria perfetta con i giri giusti, il tutto con la pressione feroce degli avversari che non mollano un metro. Questo consente di rubare centimetro dopo centimetro al territorio difeso, ritagliarsi aria, tempi di gioco, fette di campo dove far male all’avversario.

Il coltello del Barca è quasi sempre Messi. Quando la palla arriva nel suo spazio può succedere di tutto, lo spartito salta e non certo per il suo esibizionismo. Messi è la celebrazione dell’efficacia: quello che sembrava un palleggio sterile che spostava il pallone per il campo senza apparente scopo diventa pozione micidiale che sorprende l’avversario, lo stordisce e lo finisce in poche frazioni di secondo. Lo spazio della magia, tutti gli ingredienti messi nella ricetta dell’azione, trovano l’amalgama giusto: il tocco dello chef che tutto impreziosisce.

Il pedometro

Il pedone cammina tanto per definizione. E’ un esperto sempre al passo con i tempi. Quindi se la macchina ha il tachimetro, il pedone ha il pedometro. Si tratta di uno strumento magico, che permette di misurare i passi compiuti, i km percorsi, il tempo trascorso a camminare, le calorie bruciate. Per farlo, bisogna impostare la lunghezza del proprio passo: dal tallone del primo piede alla punta del secondo piede. L’impostazione del peso permette di valutare il consumo calorico.

Lo strumento è ideato per registrare le vibrazioni tipiche di quando camminiamo. Quindi si mette in tasca e registra i nostri movimenti convertendoli in passi. Non è adatto a misurare la corsa ma solo la marcia, che dà vibrazioni diverse, in tutti i sensi. Quindi ogni volta che dobbiamo percorrere un percorso abbastanza lungo, con un semplice clic si attiva e con un altro clic si ferma. Così possiamo arrivare ai famosi diecimila passi al giorno, il traguardo che in teoria dovremmo raggiungere per “fare movimento” con benefici effetti sulla salute.

I primi tre giorni di sperimentazione del pedone dicono che quel traguardo non è così facile da raggiungere.

Martedì 8 marzo: 7000 passi circa e 300 calorie consumate, camminando per circa un’ora.

Mercoledì 9 marzo: 8.000 passi e 350 calorie circa consumate, camminando per circa un’ora e 10 minuti.

Giovedì 10 marzo: 4.500 passi, 200 calorie consumate per 38 minuti di marcia.

Venerdì 10 marzo: 9.000 passi, 380 calorie e un’ora e 20 minuti di marcia.

Io cammino ad una velocità di circa 6 kmh, quella che permette di percorrere un km in circa 10 minuti. Andatura abbastanza sostenuta.

Si tratta di un gioco, che spesso ti porta a fare una fermata in meno di mezzi pubblici per andare a piedi, proprio quello che suggeriscono i medici: inserire l’attività fisica nell’ambito del proprio quotidiano. Vi farò sapere come procede. En marche!


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