Archivio per aprile 2011

Ciclista “bastonato”

Il pedone, nella giungla metropolitana, si scontra spesso con le intemperanze dei ciclisti, costretti, loro malgrado, ad inventarsi percorsi alternativi (leggi marciapiedi) per sopravvivere. Quindi, al pedone puro, non sta simpatico il ciclista. Io non sono un pedone puro, ma pure ciclista , e quello che è avvenuto a questo povero amante delle due ruote a Milano ha dell’incredibile. Gli arroganti automobilisti spadroneggiano con comportamenti assurdi e il ciclista viene bastonato con una multa pesantissima.

Così impari ad andare in bici e a non prendere la macchina!

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Sorelle mai

Il film “Sorelle mai” di Marco Bellocchio

Bellocchio prende il telespettatore e lo schiaccia con il viso contro la camera da presa. Osserva da vicino, non perderti nemmeno una grinza del volto, dice. Inquadrature ravvicinatissime, quasi a togliere il fiato. Volti pittorici, sgranati dalla luce. Un film difficile. L’evoluzione di una famiglia che si arrampica lungo il tempo con la pesantezza di un dolore che sembra sempre in agguato ma che poi evapora tra i ripetitivi gesti della vicinanza di sangue. La famiglia come luogo dell’anima cui fare sempre ritorno. Bobbio il luogo della famiglia dove è rimasta impigliata l’anima dei protagonisti. Paese-Sole che impone al sua legge di gravità ai pianeti Giorgio e Sara, per natura portati a dare sfogo all’innata forza centripeta del loro presunto talento. Il satellite Elena, figlia a fatica, nipote a tempo determinato, nipote adottiva ad oltranza, che trova la sua traiettoria adolescenziale nel sorriso perlaceo della sua innocenza, che impara il segreto della vita volendo radici proprio dove mamma e zio cercano di reciderle.

Bobbio, luogo acquatico grazie al Trebbia, liquido amniotico dove (ri)trovare e invocare lo swing della recitazione. Sullo sfondo, costante, la roba. Case, cappelle, mutui, collane, anelli. Ancore precarie in mezzo al tempo che fu, che si sfarinano sotto i colpi della vita reclamando sacrifici sull’altare dei ricordi. Roba che mette a posto sentimenti, ispirazioni, sogni e finanche il seducente aldilà covato dalle zie e pensato fra i mattoni sicuri di una cappella. Le due sorelle zie sono le uniche ad accettare il destino per cui sono state comandate, scenario che non muta e che trova nei piccoli riti del quotidiano attimi di trascurabile infelicità. L’inquietudine di Giorgio e il dilemma di Sara bestemmiano in casa dell’abitudine, dove Elena si fa adolescente e matura saggezza.

I ritorni sono sempre piccole sconfitte per chi non si accontenta delle vittorie, o presunte tali, raccolte lontane dagli occhi della propria famiglia. Le sconfitte, poi, fanno sempre rimbalzare all’indietro. Fino al colpo di scena finale della scomparsa di Schicchi. Scomparso sotto al cilindro e ritornato all’essenza acquatica della vita. Il surreale si impone dove il reale ha stentato a prendere forma in una trama coerente. Il fil rouge sono i sentimenti che travalicano i fatti, i legami che superano le incomprensioni, l’affetto non affettato imposto dall’indissolubile vicinanza emotiva. La storia perde linearità, ma acquista in profondità grazie al richiamo ancestrale dei legami di sangue e alla dittatura emotiva dei luoghi della memoria

Decalogo del pedone a lavoro

 

  1. Fai la cosa più utile che il momento richiede (che non sempre coincide con lo stare su Facebook)
  2. Punta all’eccellenza (senza esagerare, altrimenti va a finire che diventi un mediocre)
  3. La spontaneità non sempre paga (a meno che tu non sia Jackson Pollock o Jack Kerouac)
  4. Sorridi (qui vi risparmio la tiritera sui muscoli della faccia e anche quella sul riso degli stolti)
  5. Ascolta i tuoi colleghi (lo so che è difficile e che il neurone spesso se ne va per la tangente, ma un piccolo sforzo si può fare)
  6. Fai attenzione (un indirizzo mail sbagliato può cambiare la tua vita lavorativa, soprattutto se sei uno avvezzo alla dietrologia e hai la funzione della rubrica automatica)
  7. Sii telegrafico (anche se stai presentando un progetto di 200 slide di power point)
  8. Aspetta prima di reagire (ma non porgere mai l’altra guancia)
  9. Respira profondamente (soprattutto quando vorresti mandare tutto a monte)
  10. Accetta il momento no (passerà, proprio come quello buono)

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