Archive for the 'passi da pedone' Category

Il pedometro

Il pedone cammina tanto per definizione. E’ un esperto sempre al passo con i tempi. Quindi se la macchina ha il tachimetro, il pedone ha il pedometro. Si tratta di uno strumento magico, che permette di misurare i passi compiuti, i km percorsi, il tempo trascorso a camminare, le calorie bruciate. Per farlo, bisogna impostare la lunghezza del proprio passo: dal tallone del primo piede alla punta del secondo piede. L’impostazione del peso permette di valutare il consumo calorico.

Lo strumento è ideato per registrare le vibrazioni tipiche di quando camminiamo. Quindi si mette in tasca e registra i nostri movimenti convertendoli in passi. Non è adatto a misurare la corsa ma solo la marcia, che dà vibrazioni diverse, in tutti i sensi. Quindi ogni volta che dobbiamo percorrere un percorso abbastanza lungo, con un semplice clic si attiva e con un altro clic si ferma. Così possiamo arrivare ai famosi diecimila passi al giorno, il traguardo che in teoria dovremmo raggiungere per “fare movimento” con benefici effetti sulla salute.

I primi tre giorni di sperimentazione del pedone dicono che quel traguardo non è così facile da raggiungere.

Martedì 8 marzo: 7000 passi circa e 300 calorie consumate, camminando per circa un’ora.

Mercoledì 9 marzo: 8.000 passi e 350 calorie circa consumate, camminando per circa un’ora e 10 minuti.

Giovedì 10 marzo: 4.500 passi, 200 calorie consumate per 38 minuti di marcia.

Venerdì 10 marzo: 9.000 passi, 380 calorie e un’ora e 20 minuti di marcia.

Io cammino ad una velocità di circa 6 kmh, quella che permette di percorrere un km in circa 10 minuti. Andatura abbastanza sostenuta.

Si tratta di un gioco, che spesso ti porta a fare una fermata in meno di mezzi pubblici per andare a piedi, proprio quello che suggeriscono i medici: inserire l’attività fisica nell’ambito del proprio quotidiano. Vi farò sapere come procede. En marche!

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Il blocco dell’automobilista

Apprezzo il blocco del traffico non tanto per i benefici per l’aria che respiriamo quanto per il silenzio che pervade la città. Sembra un altro luogo senza quel fastidioso rumore di fondo, cui ci abituiamo e al quale non facciamo più caso.

 Guarda, apprezza il silenzio. Ma che ci fai a Milano? Tu hai bisogno dell’Himalaya, vattene da quelle parti, ti assicuro che non sentiremo la tua mancanza!

Chi non è felice quando è costretto a lasciare a casa la macchina, è sicuramente l’automobilista. E lo capisci alle 18, quando cessa il coprifuoco e le belve cittadine sono libere di scorrazzare per le strade. Ad ogni semaforo, da pedone quale sei sempre stato, devi fare molta attenzione ai tuoi nemici giurati, gli automobilisti. La rabbia per il blocco forzato, assieme all’astinenza per la sgommata sull’incrocio, sono due elementi molto pericolosi per l’inavvertito pedone che tranquillo attraversa sulle strisce.

Il frustrato ci dà dentro e arriva spedito come un razzo. E’ meno disposto a tollerare le intemperanze del pedone, a cui attribuisce la responsabilità per quelle otto ore lontane dall’asfalto e dallo smog.

Se non vi lamentaste per questo pm10, maledetti lagnosi, questa città diventerebbe una camera a gas e staremmo tutti meglio. In fondo superiamo la soglia solo per 120 volte all’anno, si può fare di più… So io cosa ci potrei fare con una camera a gas!

Per non parlare dei ciclisti, di quei coglioni che si sono goduti le strade libere credendosi i padroni. Li vedi con la loro ruota fissa, vestiti come dei barboni, che si godono le strade manco fossero al Vigorelli! La città è fatta per la macchina, per la bici c’è la Martesana, andate da quelle parti a rompere i ruotoni!

Di sera Milano ritorna tossire, ritorna a ruttare, quel rumore di fondo si espande nell’aria assieme alle zaffate di smog. Nel cielo, beffarde, compaiono le stelle e ci guardano dall’alto con fare stupito, sorprese della nostra pazzia da movimento. Immote assistono al moto perpetuo e frenetico delle luci sulla circonvallazione. Quel cerchio si stringe in un cerchio più stretto. Vita assediata da troppo correre, dallo scorrere logoro di chi non guarda mai il cielo.

La città è di nuovo nostra, tornate ai vostri marciapiedi e alle vostre piste ciclabili, frustrati che non siete altro, la strada è nostra. Non vi sta bene questa linea, l’uscita sapete dov’è, accomodatevi! Fanno pure i poeti, ma che te ne fai della poesia? Suv-via!

Evitare lo scacco al pedone!

In Israele una casa auotmobilistica ha brevettato un sistema di frenata automatica  che si sostituisce all’eventuale mancata frenata del conducente.

Nel 2007, in Italia sono morti quasi 2 pedoni al giorno. Anche se, va ricordato, non sempre l’incidente è colpa dell’automobilista, spesso l’imprudenza e il comportamento scorretto del pedone possono risultare altrettanto fatali. Occhi aperti.

Il pericolo viene dall’alto

Come pedoni ci dobbiamo guardare dagli automobilisti arroganti, dai ciclisti sul marciapiede, da altri pedoni che spingono e frenano, rallentano e si spostano; dobbiamo guardare dove mettiamo i piedi, lo stronzo è sempre dietro l’angolo, per non parlare dello schifezze di ogni genere che infestano i marciapiedi di tutta la città.

Siamo meno attenti a quello che accade in alto, difficilmente abbiamo paura di aerei ed elicotteri, al massimo temiamo la distrazione di un operaio su un ponteggio. Ed è qui che sbagliamo, soprattutto con l’arrivo dell’autunno.

“Stormi di uccelli neri, come esuli pensieri, nel vespero migrar”, e qui molti ricorderanno la canzone di Fiorello di qualche anno fa, pochi la poesia di Carducci, ma non è quello che ci preme sottolineare. Fermiamoci agli stormi di uccelli neri, quelli che in questi giorni stanno invadendo, come di consueto, la città di Milano e immagino anche le altre. Stormi di storni. Tubi digerenti che scaricano dall’alto le loro bombe sporcando macchine, marciapiedi e pedoni. Sì, pedoni, quelli che magari non si accorgono della presenza di una gru molti metri più in alto. Posatoio privilegiato per i pennuti, da cui sversano i loro maleodoranti rifiuti.

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Dove c’è un cantiere, c’è una gru. Dove c’è una gru, al tramonto è probabile ci siano storni. Lascio a voi la logica conclusione. Occhio alle gru.

Attraversa fuori dalle strisce? Multa al pedone!

La cassazione si è pronunciata a favore dei vigili urbani che hanno comminato una sanzione ad un pedone che aveva attraversato una strada lontano dalle strisce. Ennesimo scaccoalpedone!

E gli automobilisti che non lasciano passare i pedoni sulle strisce? Impuniti.

Sì, ma loro quando non ti lasciano passare sulle strisce, si scusano

Alzati, ragazzo

Sarà che da poco ho scritto un pezzo sul cedere il posto agli anziani sui mezzi, sarà che ultimamente faccio più attenzione a queste cose, ma stamattina ho assistito ad un altro episodio che mi ha lasciato basito. In metrò avevo accanto un ragazzo, seduto all’estremità della fila, quello dove poggi il braccio sul sostegno in ferro. Ad un certo punto entra una ragazza incinta e, senza neanche battere ciglio, si rivolge al ragazzo (che non ha avuto nemmeno il tempo di realizzare se fosse in stato interessante o meno) ed esclama: “Mi fai sedere?”.

Ci vorrebbe uno bravo a descrivere il tono con cui ha detto questa frase, ma fidatevi di me quando vi dico che era uno di quei toni che potrebbero far bollire il sangue a chiunque. E non vi impietosite per il suo stato (sarà stata al terzo mese), lo ha fatto con un’arroganza ed una supponenza volgari e fuoriluogo. Il ragazzo, rimasto un attimo sconcertato (e vorrei vedere), prima di alzarsi ha tentennato un attimo. Al che la tipa ha aggiunto: “Sei così grande grosso e non vuoi alzarti nemmeno, guarda pure lui… pensa te”, rivolgendosi al cagnolino di suo marito, zitto e accucciato nel suo vestito da yuppie rampante.

Ragazzi, mi è salita una rabbia che l’avrei insultata. Sei incinta, ti avvicini, qualcuno gentilmente ti farà sedere, come capita sempre. Non esiste che tu lo debba pretendere o addirittura estorcere. L’avesse chiesto a me, mi sarei comunque alzato ma glielo avrei fatto notare. L’Italia è ormai il paese della cattiva educazione, dove si confondono i diritti e i doveri, dove i giusti luoghi comuni della buona educazione (come cedere il posto alle donne incinte) , si trasformano in pretese arroganti e volgari, roba da voltastomaco.

Si segga, signora

Sei uno di quelli che cede il posto agli anziani in metropolitana?

Tu sei accucciato nel tuo bel posto comodo, con il sedere al caldo per il riscaldamento a manetta. Non è un posto che ti è stato donato dal cielo, quello su cui poggia il tuo deretano, è stata l’esperienza, affinata da anni di prove e riprove, a permetterti di primeggiare in mezzo alla banda di assatanati viaggiatori mattinieri pronti all’assalto. Vai al termine della banchina, ti posizioni dove sai bene che si aprirà la porta e, quando arriva il convoglio e apre le sue porte (lasciando che il rancido odore mattutino della Milano che si sveglia irrrori le tue narici), hai il tuo posto in prima fila, pronto a cogliere l’opportunità di un sediolino vuoto. Altro che fortuna, questa è perizia. Quasi ogni mattina ci riesci e sei contento di metterti là per quasi mezz’ora, con il giornale in mano, a sorbirti il mattino, con gli occhi cisposi, il retaggio del sonno notturno ancora appeso alle palpebre cadenti, la bocca impastata da un caffè venuto male. Insomma, ti godi il viaggio.

Il pericolo però è sempre in agguato e ha quasi sempre le sembianze di un’anziana  che da vispa e agile signora  devota al rito quotidiano del giro per ambulatori medici di mezza Milano si trasforma, in un attimo,  in una claudicante vecchietta che ha estremo bisogno di sedersi per non correre rischi. In questi frangenti vale la legge della savana, solo che funziona esattamente al contrario. Mentre lì il leone adocchia e punta la preda più debole e malata per l’assalto, qui la “vecchietta” va a posizionarsi vicino agli individui più giovani e robusti. Il contrasto è alla base del successo. Un uomo nel pieno delle forze seduto rappresenta una bestemmia di fronte alla vecchietta dall’equilibrio incerto , bisogna cedere il posto. E ti alzi a malincuore, ma con un sorriso sulle labbra grosso così. Lei ti ringrazia, ma nemmeno tanto. Il tuo gesto era dovuto. “Ma si figuri, signora”, riesci a tirar fuori. Sono le prime parole del mattino che pronunci, la voce raschia la gola mentre la sopportazione  il fondo del barile. Ti tocca startene in piedi a ricevere spinte e a subire le conseguenze dei capricci del clown-macchinista che si diverte a fare il gioco dell’arresto e ripartenza improvvisi.

A volte la signora che ti punta ha un’età incerta e non sai se è venuta di fronte a te per reclamare il posto o meno, potresti anche offenderla se la fai sedere. Allora la guardi di sottecchi mentre leggi il giornale: la pelle cadente della faccia imporrebbe di mettersi da parte, ma poi, osservando bene come è vestita (anzi, malvestita), ti accorgi che ha voglia di sentirsi ancora giovane. Allora te ne stai lì convinto che le stai facendo un favore e che la sua autostima ne uscirà rafforzata. Potresti anche fare il cavaliere, sempre di una donna si tratta, ma perchè arrischiarsi in comportamenti al limite dell’etichetta? Nel non lasciarla sedere mi sento quasi un benefattore.

Tutto questo non ha niente a che vedere con la volta che ho ceduto il posto ad una signora un po’ in carne credendola incinta o con quella in cui ho lasciato il posto ad una signora anziana che, a sua volta, lo aveva già subappaltato ad un’altra signora con pargolo. Bisogna stare attenti.


dicembre: 2017
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