Archive for the 'pedone pedante' Category

90, la paura gira per la città

Il Corriere si ispira a scaccoalpedone che della 90 aveva parlato tempo fa.

L’ultima metro è ormai passata, i cancelli di entrata sono chiusi. I bus che durante la giornata percorrono le linee ATM sono quasi tutti tornati al deposito con il loro carico di umori e fetori raccolti per la città. Devi tornare a casa e non sai come fare. Provi a chiamare il Radiobus e ti accorgi per la terza volta consecutiva che, nonostante le indicazioni del sito ATM, chiamare il servizio come fosse un Taxi raramente porta al successo. Di chiamare un taxi non se parla se non vuoi immolare la metà del guadagno quotidiano sull’altare delle frenate anticipate ai semafori e delle strade più lunghe scelte per allungare il percorso e far camminare il tassametro.

Quindi, l’utima chance per tornare a casa, in una Milano sempre brulicante di vita anche a tarda notte, è prendere la 90. Da molti evitata come la peste, da altri (i barboni senza fissa dimora) vissuta come una casa, da altri ancora percepita come una minaccia continua da affrontare sempre con timore e circospezione.

Se ne è accorto ora anche il Corriere della Sera che la 90 è un mondo a parte e ha deciso di fare un reportage.

Da queste pagine lo avevamo già segnalato tempo fa.

Tram più moderni, ma soprattutto più scomodi

Milano in questi mesi vede rinnovarsi gradualmente il parco mezzi dell’ATM, con la discesa in strada di lucidi e moderni tram e autobus, che contribuiscono al restyling della città proiettandola più decisamente nel futuro.

Ma non è tutto oro quello che luccica, come si suol dire. Più moderni e funzionali, così dovrebbero essere i nuovi mezzi, e invece ti accorgi che sono anche molto più scomodi. Innanzitutto sono concepiti per trasportare in piedi la maggior parte dei passeggeri, e questo potrebbe pure andar bene se non fosse per il fatto che stare in piedi  è un’impresa titanica, perchè soprattutto nelle zone centrali, dove si collegano i moduli della vettura, sembra di stare sulle giostre.

Bisogna essere abili ad assecondare le repentine e veloci mosse del pavimento semovente, per non parlare della stabilità di queste vetture che mettono a dura prova l’equilibrio di giovani ed atletici viaggiatori, figuriamoci quello dei poveri anziani che non trovano posto a sedere.

Mi chiedo: quando le brillanti menti del design italiano, preoccupate soprattutto di rendere esteticamente apprezzabili i nuovi mezzi ATM, concepiscono questi veicoli, si preoccupano di effettuare test che tengano in considerazione il comfort dei passeggeri come, ad esempio, fanno i produttori di automobili?

In effetti ci impongono un prodotto nuovo, per il quale paghiamo profumatamente le tariffe, senza che noi possiamo scegliere. Eppure la città è di tutti, i cambiamenti che la riguardano dovrebbero trovare il favore della popolazione solo dopo averne conosciuto prima l’orientamento. Capisco che la “democrazia decisionale” in questi settori non è prevista perchè appesantirebbe e rallenterebbe  i processi di rinnovamento e cambiamento, però vedersi rifilato un tram bello ma scomodo senza averlo nemmeno potuto provare non è il massimo. Alla fine finisci per rimpiangere il caro vecchio tram in legno, che almeno ti culla nella sua sgangherata atmosfera d’altri tempi.

Ritardo programmato? Dov’è la notiza?

Grande clamore negli Stati Uniti per la notizia che i treni in partenza da New York hanno sempre un minuto di ritardo,  programmato e segreto, rispetto all’orario ufficiale, per facilitare la vita ai pendolari che si affannano sui binari per prendere a volo il treno. Tutti sorpresi, tutti sconcertati, per 60 secondi di ritardo, percepibile solo dagli addetti ai lavori, nemmeno dagli stessi pendolari agevolati dalla decisione.

In Italia, una notizia del genere avrebbe la stessa eco? Crediamo proprio di no. Ai ritardi, ben più cospicui, siamo abituati.

Treni, l’educazione è sempre un optional

“Si prega di abbassare la suoneria del cellulare per non recare disturbo agli altri viaggiatori”. Quante volte avrete sentito  pronunciare questa frase al capotreno? Sempre. Da chi viene rispettato l’invito? Da non più del 4-5% dei viaggiatori.

Più che un invito a spegnerla o ad abbassarla, l’annuncio del capotreno sembra invogli ad alzare il volume della suoneria per non correre il rischio di perdere l’ennesima conversazione basata sul nulla, da propinare ai compagni di viaggio vicini. La suoneria tamarra, poi, è un ulteriore insulto alla decenza, ma tanto tutti ci adeguiamo e nessuno dice niente. Questa è l’Italia. In un Paese dove non si rispettano regole basilari di convivenza, dove si infrangono regole scritte (ben più gravi) ogni giorno, cosa vuoi che sia una norma che richiama solo la buona educazione e il rispetto degli altri? Nulla, appunto.

Decibel troppo alti: luci a San Siro, buio in metro?

La questione decibel, quella che ogni estate infiamma gli abitanti del quartiere vicino allo stadio San Siro contro la stagione dei concerti, è molto più grave, pervasiva e pericolosa in metropolitana, ma stranamente nessuno ne parla. Mentre la vicenda San Siro conquista sempre più visibilità e notorietà sotto la spinta degli inferociti abitanti del quartiere “martellato” dalle pesanti note dei rockers nazionali e internazionali, quella della metro, manco a dirlo, rimane sotterranea, anonima, proprio come  sono  le voci delle migliaia di persone che ogni giorno la percorrono. I media la ignorano o la snobbano, i cittadini la accettano, limitandosi alla lamentela con il vicino di viaggio ed evitando di coagulare la protesta in qualche forma di organizzazione che faccia valere i diritti di quanti quotidianamente vedono i propri timpani fracassati dai rumori in metro.

Chi prende la metro a Milano sa di cosa sto parlando. Caldo soffocante, nei vagoni manca quasi sempre l’aria condizionata (parlo della linea M2 in particolare, la verde, per capirci), passeggeri costretti ad aprire i finestrini e rumore dello stridere delle rotaie sui binari che trafigge i timpani. In inverno, a finestrini chiusi, il problema esiste, ma molto meno, d’estate diventa un’emergenza per la salute pubblica. Qualcosa di veramente insopportabile e dannoso, non ci vorrebbe molto per ovviare ad una situazione che si trascina da anni.

Oltre ai blog e  alle iene, che tempo fa segnalarono lo scandalo, nessuno ne parla. Centinaia di migliaia di persone bersagliate quotidianamente e tutto rimane in sordina. Poco notiziabile? Forse. Ma forse è il vecchio vizio di noi italiani, incapaci di unirci in una protesta che riguardi lo spazio pubblico ma prontissimi a farlo quando il problema ci riguarda  molto da vicino e lede i nostri spazi e interessi privati.

Metro, bisogna prenderla con filosofia

A Londra hanno preso alla lettera questa massima e, per intrattenere e calmare i passeggeri per i continui ritardi della metropolitana, hanno cominciato a diffondere aforismi filosofici che, pensate, invitano a prendere la vita con lentezza e a meditare sugli aspetti più profondi dell’esistenza.

Quindi, assieme all’ossessivo “Mind the gap”, ecco annunciare dallo speaker gli aforismi più celebri dei più celebri pensatori. A Londra c’è il tempo di ascoltare qualche massima filosofica prima che arrivi il convoglio. Siete mai capitati in prossimità della mezzanotte in una delle tante stazioni della metropolitana milanese? L’ATM dovrebbe provvedere alla filodiffusione di interi audiolibri per permettere ai passeggeri di ammazzare il tempo di attesa dei treni.

Trenitalia, la differenza è di classe

“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento…”, così cantava De Gregori nella sua celebre Titanic. Non ci saremmo aspettati che anche sull’Eurostar di Trenitalia, l’ormai celeberrimo e velocissimo “Frecciarossa”, ci fossero ancora scampoli di discriminazione basata sulla classe di viaggio.

Alla partenza da ogni stazione, lo speaker del vagone ristorante situato al centro del treno si affretta a sottolineare come ai viaggiatori della prima classe “sta per essere servito un rinfresco di benvenuto”, con la spatafiata di prodotti e sponsor delle migliori marche italiane che potranno essere gustati. Ok, tutto giusto, pagano un sacco di soldi in più e ci sta che ricevano questo servizio aggiuntivo. Ma a chi sta in seconda classe, cosa interessa? Perchè io “povero” (impoverito, più che altro, visti i costi della seconda classe) mi devo sorbire solo l’annuncio dello speaker se non ho diritto al rinfresco? Sembra di essere ritornati bambini quando chi aveva la merenda confezionata-superbuona-cioccolatosa era invidiato da tutti in classe. Altra classe, altri tempi e altri treni.

Basterebbe isolare l’annuncio ai vagoni della prima classe, ma poi che fine farebbe il pistolotto pubblicitario a favore delle marche italiane, evidentemente fornitrici del rinfresco?

Ma io mi chiedo, tu fornitore del rinfresco ( Trenitalia o sponsor), che beneficio trai dal farti amaramente schivare dal popolo, ben più numeroso, della seconda classe? Speri che tutti quelli di seconda classe, agognando il servizio aggiuntivo, si spostino in prima? Ma, riempita la prima, poi chi viaggerebbe in seconda? Un treno tutto di prima classe, si sa, non è possibile, ma, segui il mio consiglio, un rinfresco a tutte le classi andrebbe più che bene e migliorerebbe di molto l’immagine di tutti.


agosto: 2017
L M M G V S D
« Giu    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Blog Stats

  • 9,691 hits