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Milano, storie di ordinaria dis-integrazione

Controllori dell’Atm irrompono sulla 90 circolare destra: multa ad un extracomunitario senza biglietto. Il controllore impiega un bel po’ a scrivere il verbale, inserendo i dati forniti dallo straniero. Glielo consegna. Lui lo prende in mano, lo appallottola e lo getta a terra, davanti allo stesso controllore, che rimane muto. Legge italiana, legge vana.

Ragazzo nordafricano alla biglietteria FS di Lambrate: fa il biglietto per non so dove e paga con un biglietto da 100 euro, il verdone. Il bigliettaio esamina la banconota per circa 15-20 secondi, girandola e voltandola, sentendola sotto i polpastrelli esperti e passandola in controluce. La accetta di malavoglia e gli dà il resto, di malavoglia. Ha la macchinetta per rilevare eventuali falsi, ma non la usa con il ragazzo. Il sospetto deve essere sottolineato e accentuato. La utilizza dopo, da prassi, per un 50 euro di un’italiana. Un attimo e via.

Milano, la paura fa “90 – Circolare destra”

Chi è di Milano sa cosa sognifica prendere la 90 di notte. Si tratta di una linea che attraversa in circolo la città, la cosiddetta circonvallazione.

E’ una sorta di terra di nessuno, dove è possibile un po’ di tutto. Pazzi di tutti i tipi e di tutte le razze vi salgono, spesso ubriachi, spesso in uno stato alterato da altre sostanze. Un pericolo costante che si avverte palpabile nell’aria.

Come stanotte. Due ragazzi di colore completamente ubriachi, inveivano contro i passeggeri senza alcun motivo. Hanno spaccato una bottiglia di birra, scagliandola a terra e spaventando i passeggeri del sabato sera, di ritorno dalla loro serata di divertimento.

Raccontatele queste cose, è impossibile lavorare e non possiamo fare niente”, queste le parole esasperate del povero autista, che è riuscito a farli scendere e a proseguire la sua corsa. Il problema sicurezza esiste, ed esiste anche per colpa degli extracomunitari.  Siamo per il partito democratico, ma bisogna aprire gli occhi. Se non si capisce che oltre a puntare sull’integrazione bisogna anche pensare alla sicurezza dei cittadini, richiedendo misure opportune per reprimere fenomeni devianti più che evidenti, non si capisce l’Italia dove sta andando e non si riuscirà mai a guidarla a dovere.

Si fa presto a dire “emergenza sicurezza”

A Roma si susseguono le violenze sessuali contro le donne e si torna a parlare di “emergenza sicurezza”. Il PD accusa Alemanno di aver reso più insicura la città, dopo aver subito lo stesso trattamento nella primavera scorsa quando il centrodestra, con un battage mediatico senza precedenti, imputò a Veltroni tutte le colpe di una situazione definita “drammatica” sul fronte della sicurezza. Strategia qualunquista perciò vincente.

Qualunquismo politico era quello di centrodestra, qualunquismo politico è quello del partito democratico. La percezione di insicurezza degli italiani, come rivela un’indagine di Repubbblica dell’anno scorso, è legata a timori che non camminano di pari passo con i dati statistici sulla criminalità. L’attenzione giornalistica verso questi episodi di violenza è soggetta a fasi alterne sovraesponendo o sottoesponendo il fenomeno a seconda dei momenti. Passato l’insediamento di Obama, tregua a Gaza, cosa facciamo ora? Emergenza sicurezza. Torna sempre buona.

Il PD, quale autorevole portatore di interessi allargati in grado di tematizzare la vicenda all’interno dell’opinione pubblica, vive una fase di debolezza da cui non riesce a tirarsi fuori. Scimmiotta le accuse che lo stesso Alemanno aveva rivolto a Veltroni in camapagna elettorale. Un altro segnale che, all’interno del partito, manca una capacità propositiva e progettuale alternativa al centrodestra, mancano proposte in grado di intercettare, prima che il sentire irrazionale, il pensare della gente.

Siamo al solito teatrino, su cui a breve calerà il sipario. Basta solo che i giornalisti di Roma si distraggano un momento e la questione sicurezza passerà di nuovo in secondo piano. Basta solo che i politici nazionali e romani diano in pasto ai giornalisti qualche altro tema per distrarli, e la violenza sessuale a Roma diventerà un ricordo.

Più forze dell’ordine, esercito, telecamere. In una parola: repressione. Ecco le risposte alle richieste “di pancia” della gente, timorosa e insicura su tutto il territorio nazionale e ancora di più nelle grandi metropoli. Risposte episodiche e marginali, che non affrontano mai la questione da un punto di vista organico e strutturale.

Strutturalmente, invece, si provvede a rendere più blande le leggi e si indebolisce la magitratura per rendere ancora più certa l’incertezza della pena. Si provvede a scempiare le periferie con progetti che fanno crescere interi quartieri senza servizi e punti di aggregazione, creando proprio quelle sacche di anomia  in cui prolifera la violenza.  Si continua ad incitare all’odio razziale senza alcuna ricetta per favorire una piena integrazione degli stranieri, verso cui l’attenzione è tanta solo quando, nell’incertezza, c’è da stabilire la paternità di un delitto.


giugno: 2017
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