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La Milano interiore vista dalla bici

“Non abbiamo bisogno di una meta, ma di un nuovo modo di vedere le cose”. Lo diceva il grande Henry Miller e non bisognerebbe mai stancarsi di ripeterlo. Tipo che rimani a Milano in un fine settimana bollente e non sai cosa fare. Inforchi la bici e decidi di andare a scoprire posti che non conosci, quelli lontani dalle solite rotte urbane tra shopping e cazzeggio. La Milano “interiore”, quella interna ai cortili e quella interna ai quartieri a cui abbiamo fatto l’abitudine.

La città è fantastica, altro che grigia e anonima. Ieri sono andato a scoprire il Conservatorio di Milano. Da Piazza Cinque Giornate, prendi Corso di Porta Vittoria, svolti a destra alla prima e la città cambia volto. Edifici raffinati, qui le strade hanno i nomi dei grandi musicisti. Si passa per via Doninzetti, non c’è una macchina ad inquinare l’acustica, sento solo la meccanica del mio cambio emettere qualche piccolo ronzio da attrito, mentre la gomma delle ruote sibila sull’asfalto ancora rovente. Si svolta a sinistra per via Bellini e la si percorre fino in fondo, prima di girare ancora a sinistra, dove sorge la splendida Basilica di Santa Maria della Passione.

Dopo cento metri, capisci di essere arrivato perchè senti nell’aria il suono di un pianoforte, seduto al quale qualcuno sta provando un virtuosistico brano di classica. Ti fermi in bici e ti metti in ascolto. Passano poche macchine, qualche bici che si gode la tranquillità della strada, studentesse giapponesi che escono: una improvvisa un movimento delle mani che ha a che fare con il solfeggio, credo. Mi metto lì in ascolto, non mi sembra di essere a Milano, ma in una piccola cittadina dell’Emilia.

Poco più avanti sorge una “scuola londinese”, l’Istituto Vittoria Colonna, una perfetta imitazione di gotico transalpino che ha circa due secoli. Gli occhi sono sedotti dalla linea slanciata del gotico, mentre il concertista continua ad allietare il mio orecchio. Poco più avanti si può ammirare la via privata Perugia, altro scorcio della verde Inghilterra.

Alcuni dei posti segnalati in questo itinerario sono tratti dal libro “Milano è bella in bici” di Anna Pavan.

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Manuale del ciclista a Milano

In estate, il pedone si trasforma in ciclista. Si passa dall’altra parte della barricata. Avendo conosciuto diritti e idiosincrasie del pedone, il cittadino che mette le ruote alle gambe dovrebbe sapere come comportarsi per non incorrere nelle ire dei suoi vecchi compagni di marciapiede (mi raccomando, non fraintendete). Siccome è risaputo che girare in bici a Milano è molto pericoloso, allora meglio ripassare un po’ di regole non scritte (che qui scriviamo) frutto di meditazioni sulle due ruote e di sperimentazioni dirette in punta di sellino.

Se sei a Milano, devi per forza fare attenzione ai binari del tram, che possono risucchiare la tua ruota e farti conoscere l’abrasiva consistenza di asfalto o ciottoli. Quando cambi direzione e sei costretto a mettere la ruota sull’infido metallo, accertati prima che da dietro non sopraggiunga alcun veicolo, poi taglia quanto più perpendicolarmente possibile il solco del binario. Una mossa decisa ti permette di schivare il pericolo. Dovrei essere il meno indicato a dare questo consiglio visto che sono caduto due volte per colpa dei binari, per fortuna senza conseguenze. Ma forse proprio l’aver provato l’ebbrezza della perdita di equilibrio seguita dall’assaggio del suolo mi autorizza a parlarne con cognizione di causa (ed effetto).

Quando non ci sono le piste ciclabili (e a Milano ce ne sono davvero poche) ci dobbiamo arrangiare. I più cauti e avveduti prenderanno il marciapiede, quelli più avventurosi o avventati (fate un po’ voi) la strada.

Ai primi diciamo che la scelta del marciapiede impone un’andatura a passo d’uomo, prevenendo sempre i movimenti improvvisi o la comparsa non preannunciata del pedone. Il pedone è il sovrano del marciapiede, quindi gli si deve rispetto. Il ciclista sul marciapiede è un intruso, che il più delle volte va troppo veloce e pensa di correre più che in strada, dove invece l’automobilista gli addossa la colpa di andature da bradipo. Quindi, il ciclista o porta in mano la bici oppure si adegua. Quando c’è un pedone gli dà la precedenza. Quando non c’è, fa come se ci fosse, e quindi limita, e di molto, l’andatura.

Ai secondi, quelli che scelgono di andare in strada, ci sentiamo di fare alcune racconandazioni. Se vai in strada, vuol dire che hai fegato, che quindi conosci bene quali siano i pericoli dell’asfalto, sai quanto possono essere bastardi gli automobilisti e hai ben considerato i pericoli insiti in binari del tram e buche stradali. Se sei a conoscenza di tutto questo, ti devi regolare di conseguenza. In strada non puoi procedere lento davanti al traffico veicolare, devi cercare di stare quanto più possibile sulla destra della carreggiata e devi evitare bruschi cambi di traiettoria. Per il tuo bene innanzitutto,  se non vuoi correre il rischio di farti asfaltare dall’automobilista frustrato.

Ora, ok, ti ho detto di tenere la destra, ma l’operazione, di per sè giusta, nasconde dei rischi. Se tieni la destra come si deve e costeggi le auto parcheggiate, uno dei pericoli principali, fra i più devastanti, è l’apertura improvvisa della portiera da parte dell’automobilista. Bisogna fare attenzione all’automobilista che sta sul punto di scendere, perchè lui non si preoccuperà minimamente di pensare al ciclista, o a chicchessia, che può sopraggiungere e incocciare la portiera con drammatiche conseguenze.

Sulle strisce sei un pedone, quindi aspetti che scatti il verde.

In strada sei come un ciclomotore, quindi non passi al rosso e non vai contromano nelle strade a senso unico.

Il tuo comportamento scorretto è rischioso per te e inoltre contribuisce a creare il clima da “dagli al ciclista” tanto caro ad automobilisti e pedoni, per una volta alleati contro il terzo incomodo.

Queste sono alcune delle cose da considerare quando si inforca una bici e ci si spinge sulla strada milanese.  Le altre le suggerisce il buon senso.

Guerra tra poveri (ciclisti)

Da un po’ di tempo rifletto sulle lotte che si svolgono sull’asfalto urbano. La lotta che vede dominare gli automobilisti e soccombere (spesso non solo metaforicamente) pedoni e ciclisti. Ho detto anche altre volte che la guerra intestina tra utenti deboli (pedone contro pedone, ciclista contro pedone, ciclista contro ciclista) è anch’essa un fenomeno di malcostume che va considerato.
L’altro giorno passeggiavo per Corso San Gottardo e sono inciampato (stavolta metaforicamente) in una singolare, rumorosa e spiacevole lite tra due ciclisti. Anzi, diciamo che erano due cicliste. Non so cosa sia successo di preciso, ma forse la bici che stava davanti (condotta da una ragazza sui 30 anni) ha frenato di colpo, mettendo in difficoltà la bici che seguiva, guidata da una signora sui 50 anni. Niente di strano, forse la signora aveva ragione, perchè era stata costretta a uscire dalla propria corsia per entrare con le ruote nei pericolosi binari del tram. Spaventatasi ha cominciato a inverire contro la più giovane ciclista, che, a sua volta, sembrava allibita da tanto livore e la guardava stupefatta e un po’ divertita, considernado del tutto sproporzionata la reazione della signora, che usava termini non dissimili da quelli utilizzati dagli automobilisti che si scambiano insulti sulle strade.

Dopo un po’ la signora ha pensato di smetterla e ha ripreso il cammino. Evidentemente doveva essersi innervosita molto, perchè è andata a finire con la ruota proprio nei binari di cui tanto aveva temuto prima le conseguenze, cadendo a terra, per fortuna senza serie conseguenze. Lì lì è stata in silenzio, poi non ce l’ha fatta e ha esclamato: “Ha visto cosa mi fa fare?!”, rivolta verso l’altra, sempre più esterrefatta ragazza.

Tre le considerazioni:

  1. ciclisti contro ciclisti: rivalità abbastanza spietata, con uso di vocabolario da strada simil-automobilista;
  2. bisogna fare qualcosa per i binari del tram, pericolo costante per i ciclisti;
  3. La cosa bella di Milano è che nelle liti le persone si insultano dandosi del “lei”.

Pedalate, gente, pedalate

La bicicletta è un vero toccasana. Votarsi alla ciclosofia porta grandi benefici nella vita delle persone.

La bici è il mezzo più pericoloso

Ne sa qualcosa chi gira in bici a Milano.

Bisogna avere mille occhi e tutti aperti. Gli automobilisti quando vedono una bicicletta per strada si irritano e diventano davvero pericolosi.

Aggiungi che le piste ciclabili non esistono e quando ci sono finiscono nel bel mezzo degli incroci “dando in pasto” al traffico cittadino i poveri, ignari ciclisti.


dicembre: 2017
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