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Manuale del ciclista a Milano

In estate, il pedone si trasforma in ciclista. Si passa dall’altra parte della barricata. Avendo conosciuto diritti e idiosincrasie del pedone, il cittadino che mette le ruote alle gambe dovrebbe sapere come comportarsi per non incorrere nelle ire dei suoi vecchi compagni di marciapiede (mi raccomando, non fraintendete). Siccome è risaputo che girare in bici a Milano è molto pericoloso, allora meglio ripassare un po’ di regole non scritte (che qui scriviamo) frutto di meditazioni sulle due ruote e di sperimentazioni dirette in punta di sellino.

Se sei a Milano, devi per forza fare attenzione ai binari del tram, che possono risucchiare la tua ruota e farti conoscere l’abrasiva consistenza di asfalto o ciottoli. Quando cambi direzione e sei costretto a mettere la ruota sull’infido metallo, accertati prima che da dietro non sopraggiunga alcun veicolo, poi taglia quanto più perpendicolarmente possibile il solco del binario. Una mossa decisa ti permette di schivare il pericolo. Dovrei essere il meno indicato a dare questo consiglio visto che sono caduto due volte per colpa dei binari, per fortuna senza conseguenze. Ma forse proprio l’aver provato l’ebbrezza della perdita di equilibrio seguita dall’assaggio del suolo mi autorizza a parlarne con cognizione di causa (ed effetto).

Quando non ci sono le piste ciclabili (e a Milano ce ne sono davvero poche) ci dobbiamo arrangiare. I più cauti e avveduti prenderanno il marciapiede, quelli più avventurosi o avventati (fate un po’ voi) la strada.

Ai primi diciamo che la scelta del marciapiede impone un’andatura a passo d’uomo, prevenendo sempre i movimenti improvvisi o la comparsa non preannunciata del pedone. Il pedone è il sovrano del marciapiede, quindi gli si deve rispetto. Il ciclista sul marciapiede è un intruso, che il più delle volte va troppo veloce e pensa di correre più che in strada, dove invece l’automobilista gli addossa la colpa di andature da bradipo. Quindi, il ciclista o porta in mano la bici oppure si adegua. Quando c’è un pedone gli dà la precedenza. Quando non c’è, fa come se ci fosse, e quindi limita, e di molto, l’andatura.

Ai secondi, quelli che scelgono di andare in strada, ci sentiamo di fare alcune racconandazioni. Se vai in strada, vuol dire che hai fegato, che quindi conosci bene quali siano i pericoli dell’asfalto, sai quanto possono essere bastardi gli automobilisti e hai ben considerato i pericoli insiti in binari del tram e buche stradali. Se sei a conoscenza di tutto questo, ti devi regolare di conseguenza. In strada non puoi procedere lento davanti al traffico veicolare, devi cercare di stare quanto più possibile sulla destra della carreggiata e devi evitare bruschi cambi di traiettoria. Per il tuo bene innanzitutto,  se non vuoi correre il rischio di farti asfaltare dall’automobilista frustrato.

Ora, ok, ti ho detto di tenere la destra, ma l’operazione, di per sè giusta, nasconde dei rischi. Se tieni la destra come si deve e costeggi le auto parcheggiate, uno dei pericoli principali, fra i più devastanti, è l’apertura improvvisa della portiera da parte dell’automobilista. Bisogna fare attenzione all’automobilista che sta sul punto di scendere, perchè lui non si preoccuperà minimamente di pensare al ciclista, o a chicchessia, che può sopraggiungere e incocciare la portiera con drammatiche conseguenze.

Sulle strisce sei un pedone, quindi aspetti che scatti il verde.

In strada sei come un ciclomotore, quindi non passi al rosso e non vai contromano nelle strade a senso unico.

Il tuo comportamento scorretto è rischioso per te e inoltre contribuisce a creare il clima da “dagli al ciclista” tanto caro ad automobilisti e pedoni, per una volta alleati contro il terzo incomodo.

Queste sono alcune delle cose da considerare quando si inforca una bici e ci si spinge sulla strada milanese.  Le altre le suggerisce il buon senso.

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Guerra tra poveri (ciclisti)

Da un po’ di tempo rifletto sulle lotte che si svolgono sull’asfalto urbano. La lotta che vede dominare gli automobilisti e soccombere (spesso non solo metaforicamente) pedoni e ciclisti. Ho detto anche altre volte che la guerra intestina tra utenti deboli (pedone contro pedone, ciclista contro pedone, ciclista contro ciclista) è anch’essa un fenomeno di malcostume che va considerato.
L’altro giorno passeggiavo per Corso San Gottardo e sono inciampato (stavolta metaforicamente) in una singolare, rumorosa e spiacevole lite tra due ciclisti. Anzi, diciamo che erano due cicliste. Non so cosa sia successo di preciso, ma forse la bici che stava davanti (condotta da una ragazza sui 30 anni) ha frenato di colpo, mettendo in difficoltà la bici che seguiva, guidata da una signora sui 50 anni. Niente di strano, forse la signora aveva ragione, perchè era stata costretta a uscire dalla propria corsia per entrare con le ruote nei pericolosi binari del tram. Spaventatasi ha cominciato a inverire contro la più giovane ciclista, che, a sua volta, sembrava allibita da tanto livore e la guardava stupefatta e un po’ divertita, considernado del tutto sproporzionata la reazione della signora, che usava termini non dissimili da quelli utilizzati dagli automobilisti che si scambiano insulti sulle strade.

Dopo un po’ la signora ha pensato di smetterla e ha ripreso il cammino. Evidentemente doveva essersi innervosita molto, perchè è andata a finire con la ruota proprio nei binari di cui tanto aveva temuto prima le conseguenze, cadendo a terra, per fortuna senza serie conseguenze. Lì lì è stata in silenzio, poi non ce l’ha fatta e ha esclamato: “Ha visto cosa mi fa fare?!”, rivolta verso l’altra, sempre più esterrefatta ragazza.

Tre le considerazioni:

  1. ciclisti contro ciclisti: rivalità abbastanza spietata, con uso di vocabolario da strada simil-automobilista;
  2. bisogna fare qualcosa per i binari del tram, pericolo costante per i ciclisti;
  3. La cosa bella di Milano è che nelle liti le persone si insultano dandosi del “lei”.

Tram più moderni, ma soprattutto più scomodi

Milano in questi mesi vede rinnovarsi gradualmente il parco mezzi dell’ATM, con la discesa in strada di lucidi e moderni tram e autobus, che contribuiscono al restyling della città proiettandola più decisamente nel futuro.

Ma non è tutto oro quello che luccica, come si suol dire. Più moderni e funzionali, così dovrebbero essere i nuovi mezzi, e invece ti accorgi che sono anche molto più scomodi. Innanzitutto sono concepiti per trasportare in piedi la maggior parte dei passeggeri, e questo potrebbe pure andar bene se non fosse per il fatto che stare in piedi  è un’impresa titanica, perchè soprattutto nelle zone centrali, dove si collegano i moduli della vettura, sembra di stare sulle giostre.

Bisogna essere abili ad assecondare le repentine e veloci mosse del pavimento semovente, per non parlare della stabilità di queste vetture che mettono a dura prova l’equilibrio di giovani ed atletici viaggiatori, figuriamoci quello dei poveri anziani che non trovano posto a sedere.

Mi chiedo: quando le brillanti menti del design italiano, preoccupate soprattutto di rendere esteticamente apprezzabili i nuovi mezzi ATM, concepiscono questi veicoli, si preoccupano di effettuare test che tengano in considerazione il comfort dei passeggeri come, ad esempio, fanno i produttori di automobili?

In effetti ci impongono un prodotto nuovo, per il quale paghiamo profumatamente le tariffe, senza che noi possiamo scegliere. Eppure la città è di tutti, i cambiamenti che la riguardano dovrebbero trovare il favore della popolazione solo dopo averne conosciuto prima l’orientamento. Capisco che la “democrazia decisionale” in questi settori non è prevista perchè appesantirebbe e rallenterebbe  i processi di rinnovamento e cambiamento, però vedersi rifilato un tram bello ma scomodo senza averlo nemmeno potuto provare non è il massimo. Alla fine finisci per rimpiangere il caro vecchio tram in legno, che almeno ti culla nella sua sgangherata atmosfera d’altri tempi.


ottobre: 2017
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