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Treni, allarme educazione

“Si prega di abbassare la suoneria del cellulare per non recare disturbo agli altri viaggiatori”. L’invito al rispetto della regola è chiaro, ma avete mai viaggiato su uno dei tanti treni italiani? Succede di tutto: le suonerie invece di essere abbassate vengono ulteriormente rinvigorite, perchè i cari viaggiatori, insidiati dal dondolio del viaggio, possono rischiare di addormentarsi (udite, udite) senza prendere la telefonata. Che è quasi sempre questione di vita o di morte (il trillo è altissimo e squassa il vagone con una musica sparata a tutto volume):

  • chiamata del/la partner per sapere a che punto è il viaggio, cosa sta facendo, se ha mangiato, se si annoia, se lo pensa, se lo ama, se lo aspetta.  La chiamata è fatta di bisbigli e risposte monosillabiche sul nulla. Comunicazione fàtica, insomma, e si fa fatica a non sbottare.
  • chiamata del genitore per sapere a che punto è il viaggio, come era la merenda (il meridionale che si accerta della bontà della mozzarella, delle fave, del pane, della frittata di maccheroni, ecc.) e se ha caldo o freddo.
  • chiamata del capo/collega: è qui che la conversazione raggiunge vette estreme a livello di volume. Il contenuto verte quasi sempre su mansioni e lavori incomprensibili, la cui incomprensibilità e oscurità è ostentata come uno status symbol. Quasi sempre si parla dell’incompetenza di altri, delle proprie mirabili soluzioni e della considerazione del proprio ruolo nell’ambito della macchina aziendale.
  • chiamata dell’amico/a per sapere cosa si fa dopo, adesioni, defezioni con elencazione nomi compagnia e rispettivi impegni.
  • chiamata della coinquilina/o per sapere a che ora torna a rompere le balle.

Il capotreno ha inoltrato l’invito audio in partenza ma quando gira per controllare i biglietti non si preoccupa minimamente di far rispettare la regola. Purtroppo è questione di educazione e buon gusto, e in questo noi italiani abbiamo ancora molto da imparare. La cattiva educazione è tollerata, in fondo non fa gravi danni agli altri. Danni immateriali, quindi invisibili, perciò non condannabili.

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Treni, l’educazione è sempre un optional

“Si prega di abbassare la suoneria del cellulare per non recare disturbo agli altri viaggiatori”. Quante volte avrete sentito  pronunciare questa frase al capotreno? Sempre. Da chi viene rispettato l’invito? Da non più del 4-5% dei viaggiatori.

Più che un invito a spegnerla o ad abbassarla, l’annuncio del capotreno sembra invogli ad alzare il volume della suoneria per non correre il rischio di perdere l’ennesima conversazione basata sul nulla, da propinare ai compagni di viaggio vicini. La suoneria tamarra, poi, è un ulteriore insulto alla decenza, ma tanto tutti ci adeguiamo e nessuno dice niente. Questa è l’Italia. In un Paese dove non si rispettano regole basilari di convivenza, dove si infrangono regole scritte (ben più gravi) ogni giorno, cosa vuoi che sia una norma che richiama solo la buona educazione e il rispetto degli altri? Nulla, appunto.

Trenitalia, la differenza è di classe

“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento…”, così cantava De Gregori nella sua celebre Titanic. Non ci saremmo aspettati che anche sull’Eurostar di Trenitalia, l’ormai celeberrimo e velocissimo “Frecciarossa”, ci fossero ancora scampoli di discriminazione basata sulla classe di viaggio.

Alla partenza da ogni stazione, lo speaker del vagone ristorante situato al centro del treno si affretta a sottolineare come ai viaggiatori della prima classe “sta per essere servito un rinfresco di benvenuto”, con la spatafiata di prodotti e sponsor delle migliori marche italiane che potranno essere gustati. Ok, tutto giusto, pagano un sacco di soldi in più e ci sta che ricevano questo servizio aggiuntivo. Ma a chi sta in seconda classe, cosa interessa? Perchè io “povero” (impoverito, più che altro, visti i costi della seconda classe) mi devo sorbire solo l’annuncio dello speaker se non ho diritto al rinfresco? Sembra di essere ritornati bambini quando chi aveva la merenda confezionata-superbuona-cioccolatosa era invidiato da tutti in classe. Altra classe, altri tempi e altri treni.

Basterebbe isolare l’annuncio ai vagoni della prima classe, ma poi che fine farebbe il pistolotto pubblicitario a favore delle marche italiane, evidentemente fornitrici del rinfresco?

Ma io mi chiedo, tu fornitore del rinfresco ( Trenitalia o sponsor), che beneficio trai dal farti amaramente schivare dal popolo, ben più numeroso, della seconda classe? Speri che tutti quelli di seconda classe, agognando il servizio aggiuntivo, si spostino in prima? Ma, riempita la prima, poi chi viaggerebbe in seconda? Un treno tutto di prima classe, si sa, non è possibile, ma, segui il mio consiglio, un rinfresco a tutte le classi andrebbe più che bene e migliorerebbe di molto l’immagine di tutti.

Capotreno parla inglese e lo straniero sorride

Chi viaggia in treno, anche a bordo del superveloce Freccia Rossa, avrà sentito la voce del capotreno annunciare le stazioni di transito e arrivo del convoglio. La versione in italiano, pur risentendo delle mille inflessioni dialettali, sta ancora in piedi, ma quando è il momento di leggere in inglese l’ascolto risulta davvero ridicolo. Ieri, all’annuncio in inglese delle fermate, ho colto proprio il sorriso divertito di una coppia di tedeschi.

Qualcuno per superare l’imbarazzo evita la lettura nella versione anglosassone, altri si arrangiano come possono, ma la maggior parte delle volte si sfiora o si entra nel ridicolo. La caduta di immagine è sotto gli occhi di tutti, molti diranno che non sono certo questi i problemi da risolvere, ma anche questo è un segnale del pressapochismo che regna nella compagnia. Come l’assenza di informazioni quando si verifica un ritardo (vedi 23 dicembre 2008 per terremoto a Reggio Emilia), con i controllori che se ne stanno ben rintanati e non si sognano nemmeno di controllare il biglietto, cosa che accade almeno tre/quattro volte quando il treno è in orario.

Una domanda semplice semplice: ma visto che le fermate del Freccia Rossa sono sempre le stesse, perchè non registrare una voce suadente dalla pronuncia perfetta che annunci le fermate a Bologna, Firenze Santa Maria Novella, Roma e l’arrivo a Napoli? A proposito, da quando hanno introdotto l’AV su tutta la linea, non comunicano più l’orario di arrivo nella stazione termine della corsa. Altro modo per non arrischiarsi in promesse difficili da mantenere.

Siccome però siamo obiettivi bisogna dire che il viaggio Milano-Napoli e ritorno in questo ponte di Pasqua è filato liscio come l’olio, il treno è arrivato in perfetto orario: ecco perchè l’attenzione si  è spostata sulla pronuncia del capotreno.

Cazzata sfrecciante

“Aho, se compri na machina ar di sotto dei 120 cavalli te cancello da’ a rùbrica der telefono”.

Eurostar “Freccia rossa” Napoli-Milano
ore 11.30
300 e rotti km/h


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